TEATRO DELLE ARIETTE
secondo pasolini - evento innaturale






con il lavoro di
Paola Berselli, Maurizio Ferraresi, Gregorio Fiorentini, Stefano Pasquini, Claudio Ponzana

regia
Stefano Pasquini

TEATRO DELLE ARIETTE 2003


A un certo punto della vita ho cominciato ad allevare animali, a coltivare la terra, a fare il pane e il formaggio.
Ho cominciato a guardare il mondo attraverso queste cose strane e inconsuete, il germogliare dei semi, il cambiare delle stagioni, il gonfiarsi delle gemme, le nascite e le morti, il maturare e il marcire dei frutti. Nel silenzio di una campagna selvatica.
Quando, dopo un po' di tempo, tutte queste cose sono diventate consuete, quotidiane, ho cominciato a vedere qualcosa.
Pasolini è un compagno di viaggio. Una di quelle figure che accompagna il nostro fare teatro e il nostro vivere la vita.
I suoi pensieri, le sue poesie e le sue immagini abitano il nostro luogo, le Ariette (il podere sulle colline bolognesi di Castello di Serravalle dove viviamo dal 1989), ogni tanto spuntano dietro un filo d'erba, un cielo stellato, nello sguardo muto di una pecora, di un animale selvatico.
Secondo Pasolini è un altro passo del cammino verso un teatro che abbandona la forma spettacolo.
È una domanda al silenzio, soprattutto al silenzio, al camminare e al sostare.
Secondo Pasolini è una camminata, e una sosta.
Ma è anche una passione, una via crucis dentro noi stessi, un confronto con le nostre cose e i nostri luoghi, i nostri miti, un cammino alla ricerca di un posto, un calvario, dove guardare le cose da un altro punto di vista.
È la fatica quotidiana che ogni giorno facciamo, la fatica sacra e necessaria di essere uomini in mezzo ad altri uomini, insieme ad altri uomini, alle bestie, ai fiori, ai frutti e alle foglie, prima di ritornare, pietra tra le pietre, alla verità dei mondi immobili.
Secondo Pasolini è stato presentato in molte stagioni teatrali e festival tra i quali ricordiamo: L'Arpenteur (Grenoble), Il Filo di Arianna (Belluno), Volterrateatro (Volterra), Teatri di confine (Torino).

"Ci sono artisti amici e c'è la voglia di continuare ad esplorare le forme di una comunicazione che superi l'idea stessa di spettacolo. In questo senso, il loro Secondo Pasolini, evento conclusivo della manifestazione, è certamente l'opposto di uno spettacolo, anche inteso nella forma poco spettacolare dei loro lavori. "Evento innaturale" lo definiscono. È all'inizio un lungo percorso per strade in mezzo ai campi, in cui il poeta friulano funge da compagno di viaggio...d'improvviso vicino appare una piccola luce in movimento, poi tante. La campagna si riempie di lucciole, faranno ala lungo la strada del ritorno. Sembra una magia teatrale, davvero non c'è niente di naturale nella natura. Per Pasolini la scomparsa delle lucciole era stato il segnale visibile di un mutamento intervenuto nella società italiana, questo inaspettato ritorno (ritorno per chi è arrivato fin lì) può riempirsi di una singolare commozione." Gianni Manzella - il Manifesto