gran soirée pediluviana

 

 

Una constatazione inevitabile. Un progresso nel tempo e nella coscienza. Uno slogan.
Un atteggiamento verso il mondo e le cose della vita. Un modo di stare dentro la corrente. Una posizione mentale.
È soprattutto uno sguardo.
Ormai superati in ogni possibile immaginazione, la vita sembra non averci lasciato altra scelta che prendere in mano il nostro destino e agire, secondo i nostri desideri, la nostra vocazione, perché tanto non possiamo fare altrimenti.
Dopo esserci riconosciuti per quello che realmente siamo, vediamo con chiarezza la sola strada che possiamo percorrere. È la strada del dubbio e della domanda, della mancanza programmatica di certezze, della trasformazione e del cambiamento, dell’accoglienza senza sfiducia perché non c’è fiducia, della riflessione senza pessimismo perché non sappiamo cosa sia l’ottimismo, della liberazione dalla disperazione e dalla speranza.
Nella pratica quotidiana del nostro lavoro di teatranti e contadini è, di conseguenza, il progetto di un percorso di ricerca nato dall’insofferenza verso il rituale assassino e soporifero del consumo dell’evento teatrale. Basta con gli artisti presuntuosi e narcisisti, basta con gli spettatori apatici, annoiati e perennemente insoddisfatti, basta con i critici giudici.
Recuperiamo il piacere di fare teatro, insieme, ritroviamo il senso di questo incontro magico, riscopriamone la funzione di libertà, stimolo, gioco e dibattito, riaffermiamone il mistero e la necessità. E facciamolo presto, facciamolo noi in prima persona, perché se aspettiamo che sia il Ministero…
Corriamo fuori dai binari della routine, fuori dal solito modo, dal solito tempo, dai soliti mezzi.

Dopo il debutto di luglio 2006 al teatro Persio Flacco di Volterra, abbiamo continuato a lavorare su BESTIE, abbiamo lasciato il teatro all’italiana, poi lo abbiamo ritrovato, abbiamo allestito lo spettacolo in un ex macello, abbiamo infine trovato il coraggio di perseguire l’idea originaria e adesso recitiamo BESTIE in mezzo ai nostri animali, la pony, le pecore, le galline, i cani e le oche, tutti chiusi assieme dentro una grande gabbia con gli spettatori fuori tutto intorno.
Così BESTIE ha continuato a evolversi e a generare idee fino a ora, e ora ha cominciato a chiedere di essere accolto dentro una struttura dove il tempo non scorra come dentro a un teatro e dove i rituali non siano quelli assassini e soporiferi dei teatri, chiede di avere un prima e un dopo, ma soprattutto un ‘dove’ degno di un vero circo filosofico da cortile, di una festa, soprattutto degno dell’incontro di persone vive, che hanno voglia di ballare e di pensare, di mangiare, di bere e di divertirsi, di giocare. Chiede di essere circondato di stand, proprio come a una festa di paese, chiede di diventare un circo vagabondo che si sposta e si accampa, con il suo popolo di umani e animali, con tutto il suo zoo sentimentale, le sue passioni, i suoi mercatini, le sue musiche, le sue farine biologiche e le sue poesie, un popolo che non chiede di essere ascoltato, ma che ascolta, che ha fame e che ha sete, che ha voglia di vivere.