26 gennaio 2007
"ANNA E GLI ALTRI"
una giornata di letture sul treno Porretta-Bologna
immaginata e realizzata dal Teatro delle Ariette
dall’omonimo laboratorio
con i ragazzi e le ragazze delle terze medie di
Marzabotto, Porretta Terme e Vergato
con il sostegno dei Comuni di Marzabotto, Porretta Terme e Vergato
in collaborazione con Trenitalia
Giornata della Memoria. Come guardare un momento estremo della storia della civiltà? Come sondare gli abissi dell’animo umano? Dove trovare pietà, compassione? Come sentirsi coinvolti in prima persona? Come sentirsi vittime e carnefici? Come guardare, parlare, raccontare l’Olocausto?
Ho sempre creduto che ci si avvicina alle cose attraverso l’esperienza diretta. Ciò che di più profondo so dell’Olocausto viene dai racconti di un vecchio amico, Gino Venturi, deportato nei campi di concentramento.
I ragazzi sono spugne, assorbono e subiscono i movimenti della Storia.
E’ con i loro occhi che vogliamo guardare l’Olocausto, con le parole della loro esperienza diretta, partendo dal famosissimo Diario di A. Frank ed estendendo la ricerca a documenti di altri suoi coetanei, diari e lettere scritti in quel periodo, testimonianze rese negli anni a seguire.
Vogliamo far risuonare le parole dei ragazzi del 1940 nelle bocche dei ragazzi di oggi, così distanti per esperienze, cultura e destino.
Vogliamo farlo in un luogo che ci è quotidiano, un luogo dove incontriamo gli sconosciuti: in treno, quello stesso treno che ha incrociato, separato e segnato tante vite negli anni 40 del secolo scorso.
Bibliografia
Anna Frank, Diario, Einaudi 1992
Annelies Marie Frank nacque il 12 giugno 1929 a Francoforte da un’agiata famiglia di ebrei tedeschi. Quando Hitler emanò le leggi razziali, nel 1933, fu costretta ad emigrare con i suoi in Olanda.
Lì, dal 1942 al 1944, visse segregata con la famiglia in una stanza, annotando su un diario esperienze, emozioni e angosce. In seguito ad una segnalazione, venne arrestata dai nazisti e deportata ad Auschwitz con la madre, il padre e la sorella. Morì nel febbraio del 1945, nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, poche settimane prima dell’arrivo degli inglesi.
Mary Berg, Il ghetto di Varsavia (Diario 1939-1944), Einaudi 1991
Mary Berg (il cui vero nome è Miriam Wattemberg) nasce nella città di Lodz, in Polonia nel 1924.
In seguito all’occupazione nazista, si stabilisce con la famiglia a Varsavia, dove viene rinchiusa nel ghetto. Grazie alla madre, in possesso di passaporto statunitense, il 17 luglio del 1942, i Wattenberg vengono rinchiusi, con altri ebrei nelle stesse condizioni, nella prigione Pawiak, per essere poi, dopo molti trasferimenti, imbarcati alla volta di New York. Il diario viene pubblicato per la prima volta negli Usa quando ancora la guerra non è finita. Da allora è stato tradotto in molte lingue ed è considerato una delle più lucide testimonianze della tragedia degli ebrei d’Europa rinchiusi nel ghetto di Varsavia.
Louise Jacobson, Dal liceo ad Auschwitz (lettere), edizioni L’Unità 1996
Louise Jacobson era una giovane ebrea di 17 anni, che frequentava il liceo Cours de Vincennes di Parigi, arrestata dalla polizia francese a fine agosto del 1942. E’arrestata anche la madre con l’accusa di attività comuniste. Louise è portata alla prigione di Fresnes, poi nel campo di raccolta di Drancy e infine il 13 febbraio del 1943, sale nel convoglio diretto ad Auschwitz da dove non tornerà. Le sue lettere, rimaste per tanti anni nelle mani della sorella maggiore Nadia, vengono da Fresnes e da Drancy e sono state pubblicate solo nel 1992.
Elie Wiesel, La notte, La Giuntina 1980
Nato nel 1928 a Sighet, in Transilvania, Elie Wiesel venne deportato ad Auschwitz e Buchenwald, dove vide scomparire sua madre, una sorellina adorata e tutti i suoi tranne suo padre nel forno alimentato da creature viventi. In quanto al padre, assistette al suo martirio giorno dopo giorno, alla sua agonia e alla sua morte.
Dopo la guerra ha fatto per alcuni anni il giornalista in Francia e poi si è trasferito negli Stati Uniti. “La notte” è stato pubblicato nel 1958 in Francia. Nel 1986 ha ricevuto il Premio Nobel per la pace. Attualmente insegna all’Università di Boston.
Jona Oberski, Anni d’infanzia (un bambino nei lager), La Giuntina 1989
Jona Oberski è nato ad Amsterdam nel 1938 e lavora attualmente in un istituto di fisica nucleare. In questa prima sua opera, già pubblicata in numerosi paesi, descrive la sua tragica esperienza di bambino ebreo deportato insieme ai genitori in un campo di concentramento. I genitori morirono e Jona venne adottato da una coppia a cui è dedicato il libro.
Imre Kertész, Essere senza destino, Feltrinelli 1999
Imre Kertész, nato nel 1929 a Budapest, è stato deportato nel 1944 ad Auschwitz e liberato a Buchenwald nel 1945. Tornato in Ungheria nel 1948, ha lavorato prima come giornalista, poi per mantenersi iniziò a tradurre e a scrivere romanzi e opere per il teatro. “Essere senza destino” per molto tempo non ha trovato un editore in Ungheria, una volta uscito è stato ignorato e il suo autore messo al bando.
Kertész, che dovette attendere il crollo del muro di Berlino per vedere riconosciuta la sua opera, in patria e all’estero, ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 2002.
Ruth Kluger, Vivere ancora, Einaudi 1995
Ruth Kluger è nata a Vienna nel 1931 da famiglia ebraica. Dopo l’annessione dell’Austria con la madre è deportata a Theresienstadt, quindi ad Auschwitz e infine nel campo di lavoro di Christianstadt.
Nel febbraio del 1945, durante una marcia di trasferimento, riesce a fuggire. Dopo la guerra, madre e figlia si trasferiscono negli Stati Uniti. Attualmente vive a Irvine (California), dove insegna all’Università.
Claudine Vegh, Non gli ho detto arrivederci (i figli dei deportati parlano), La Giuntina 1981
“Non ho fotografie dei miei genitori, non ho la loro ultima lettera, non ho tomba dove raccogliermi. Un solo documento: Scomparsi... Auschwitz 1943”.
Così si esprime uno di coloro che hanno accettato di incontrarsi con Claudine Vegh. Sono tutti orfani ebrei i cui genitori sono morti nei campi di sterminio. Trentacinque anni dopo acconsentono a parlarne. A quell’epoca avevano tra i cinque e i tredici anni; ancora oggi hanno l’impressione di vivere ‘per caso’.
Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi 1985
Nata nel 1914 a Middelburg (Olanda) da una famiglia della borghesia intellettuale ebraica, Etty Hillesum morì ad Auschwitz nel novembre del 1943. Il suo diario, fortunosamente scampato allo sterminio della famiglia (ad Auschwitz persero la vita anche i genitori e il fratello Mischa) e poi passato di mano in mano, apparve finalmente nel 1981 presso l’editore De Haan, riscuotendo un immenso successo, paragonabile a quello che accolse il “Diario” di Anna Frank.
Elisa Springer, Il silenzio dei vivi, Marsilio 1997
Elisa Springer nata a Vienna nel 1918 è cresciuta in una famiglia di commercianti ebrei di origine ungherese. Aveva 26 anni quando venne arrestata e deportata ad Auschwitz con il convoglio in partenza da Verona il 2 agosto 1944. Salvata dalla camera a gas dal generoso gesto di un kapò, Elisa vive e sperimenta tutto l’orrore del più grande campo di sterminio nazista. Ben presto ridotta a una larva umana, umiliata e offesa, riuscirà a tenere vivo nel suo animo il desiderio di sopravvivere alla distruzione.
Gitta Sereny, In quelle tenebre, Adelphi 1975
Apparso per la prima volta nel 1974, “In quelle tenebre” si fonda sui lunghi colloqui che Gitta Sereny ebbe nel 1971 con Franz Stangl, comandante del campo di sterminio di Treblinka, nel carcere di Dusseldorf.
Ma la Sereny ha poi voluto in ogni particolare la testimonianza di Stangl: ha interrogato la moglie e le figlie, ha seguito le tracce di molti colleghi di lui nelle SS, infine ha ritrovato i pochissimi sopravvissuti di Treblinka che qui rievocano la famosa rivolta del campo.