Ariette, 19 aprile 2010
Finalmente ci siamo!
Riapre il Deposito Attrezzi ampliato e ristrutturato, dopo 10 anni dalla sua costruzione.
Per l'occasione presenteremo in anteprima la nostra nuova creazione
Matrimonio d'inverno, quella che abbiamo sperimentato, con grande soddisfazione, come studio intimo nella nostra cucina lo scorso febbraio.
Siamo contenti ed emozionati. Il Deposito per noi è un sogno di calce e mattoni e "Matrimonio d'inverno" è uno dei lavori più sinceri che abbiamo avuto il coraggio di fare.
Il desiderio di incontrarvi è grande, ma lo sapete che i no stri spettacoli sono piccoli. Speriamo questa volta di riuscire a soddisfare le vostre richieste. "Matrimonio d'inverno" è rimasto intimo, ma siamo riusciti a passare da 8 a 16 spettatori. 16 erano gli invitati al nostro matrimonio, mio e di Paola, quando ci siamo sposati il 18 giugno 1989.
Ecco il calendario e gli orari delle rappresentazioni:
ven 30 aprile, sab 1, dom 2 maggio alle ore 20
ven 7, sab 8, dom 9 maggio alle ore 20
ven 14, sab 15, dom 16 maggio alle ore 20
I posti sono limitati (16 spettatori attorno a un tavolo e una vera cena)
La prenotazione telefonica è obbligatoria allo 051 6704373
Il costo di ingresso (veramente speciale,ma questa volta bisogna festeggiare) è di
15,00 €
Leggi la scheda dello spettacolo
Ariette, 1 aprile 2010
L’8 aprile di 10 anni fa inauguravamo il Deposito Attrezzi.
Ne parlavo con Paola. Le chiedevo (a lei che è la memoria del Teatro delle Ariette, che conserva e cataloga tutto con una precisione straordinaria) se c’era qualche foto di quella giornata. Mi ha detto di no. Sul momento ho detto impossibile, ma poi ci ho pensato. Stefano Vaja lo abbiamo conosciuto a Volterra in luglio e solo dall’autunno del 2000 ha cominciato a fotografare le nostre attività. C’erano pochi telefonini nel 2000 e nessuno aveva la funzione foto. Macchinette digitali nessuna. Niente braccia alzate per innumerevoli scatti e autoscatti reciproci. Si guardava con gli occhi, si viveva col corpo e si incidevano le immagini e le emozioni nella memoria.
La memoria lavora nel tempo meglio di qualsiasi altro filtro trattenendo, lasciando andare e trasformando le cose.
Mi capita di avere nostalgia di quel tempo, di tanto in tanto, soprattutto in primavera.
Perché ero più giovane. Perché c’era tanta gente che ora non c’è più. E anche per quel senso di leggerezza che dà la capacità di vivere nel presente (senza pretendere di trattenere per forza tutto) e la saggezza del saper dimenticare.
Oggi, di quel giorno di 10 anni fa che mi sembra così lontano, ricordo in particolare l’amore per Paola.
Dal 30 aprile riapriremo il Deposito, ampliato e ristrutturato, con l’anteprima di “Matrimonio d’inverno”. Aspettate ancora un poco, noi vi aspettiamo. Non è un pesce d’aprile!
La memoria comunque gioca strani scherzi, perché 5 minuti fa è arrivata Paola con un pacchetto di foto e ha detto: “Le ho trovate, sono dell’ 8 aprile del 2000, le ha fatte Fenas”.
Ariette, 8 marzo 2010
“Matrimonio d’inverno. Studio intimo”
Dopo più di vent’anni abbiamo finalmente aperto le porte della nostra cucina al teatro e agli spettatori.
E’ stata un’emozione forte eppure semplice e naturale al tempo stesso. Qualcosa di familiare. Qualcosa che avevamo scolpito dentro, che ha sempre abitato l’intimità della nostra vita quotidiana. Proprio da lì siamo partiti, dalla scrittura di un diario durante tutto un inverno, venti anni dopo il nostro matrimonio, venti anni dopo la scelta di vivere in campagna, alle Ariette, Paola e io.
Otto persone a sera. Così intimo che non abbiamo potuto soddisfare tutti quelli che ci hanno chiesto di venire. Ma non preoccupatevi. Quando riapriremo il Deposito, più o meno a fine aprile, lo faremo proprio con “Matrimonio d’inverno” in una dimensione leggermente allargata che ci permetterà, speriamo, di accogliere tutti quelli che lo vorranno nell’arco di due o tre fine settimana.
“Matrimonio d’inverno” ci ha ricordato, e ogni tanto ce n’è bisogno, che siamo piccoli piccoli, che le nostre voci sono deboli e le nostre anime fragili, che il nostro destino è prenderci cura umilmente di tutte le vite che ci passano accanto, siano esse di uomini, di bestie, di piante e di rocce, perché anche se stiamo immobili non siamo mai fermi, il nostro tempo passa.
Siamo contenti del lavoro che abbiamo fatto e ci auguriamo che lo siate anche voi, spettatori passati, presenti e futuri, compagni di viaggio, testimoni e invitati di un “Matrimonio d’inverno”.
Ariette, 31 gennaio 2010
Cari amici
oggi ha nevicato tantissimo e le Ariette sono coperte da più di 30 centimetri di neve.
Sono seduto al tavolo di cucina, davanti al camino.
Sono le 6 meno un quarto. Il cielo si è fatto sereno e fuori fa già -3.
Tra poco la luna farà splendere tutta questa neve e la notte sembrerà come il giorno.
Vi scrivo per dirvi che alle Ariette continuano i lavori di ampliamento e ristrutturazione del Deposito, che dovrebbe essere pronto per l’8 di aprile (segnate la data), suo 10° compleanno.
E stiamo lavorando alla nuova creazione “Matrimonio d’inverno” che presenteremo in anteprima alla fine di aprile proprio nel nuovo Deposito.
Però siamo impazienti, abbiamo voglia e bisogno di condividere con voi i momenti di questo lavoro creativo. Così abbiamo deciso di presentare i materiali di “Matrimonio d’inverno” in una dimensione intima e non teatrale: la cucina della nostra casa, 6 spettatori attorno al tavolo e una vera cena. Lo facciamo dall’ 11 al 21 febbraio tutte le sere alle 20,00, salvo lunedì 15 che è il compleanno di Paola e facciamo riposo.
Se volete venire bisogna prenotare.
Telefonateci a casa 051 6704373.
Vi aspettiamo.
TEATRO DELLE ARIETTE
“Matrimonio d’inverno” studio intimo
di e con Paola Berselli e Stefano Pasquini
nella cucina delle Ariette alle ore 20,00
da giovedì 11 a domenica 21 febbraio (lunedì 15 riposo)
ingresso 12,00
euro
prenotazione obbligatoria 051 6704373
Ariette, 2 dicembre 2009
Passata Piccola Europa. Passata la piccola tournée spagnola (comunque 4200 km di furgone).
Lì abbiamo rimediato una “favada” con la sidra, in una casa asturiana sulle colline di prati verdi, a pochi chilometri dall’oceano. Capita in Spagna che gli spettatori dopo lo spettacolo ci invitino a mangiare a casa loro. Passato anche il bellissimo incontro con l’associazione bresciana di spettatori “amicicompliciamanti” dove abbiamo presentato una nuova e forse definitiva versione di “Padre nostro”.
Adesso siamo alle Ariette e per un po’ ci staremo. Molte cose da fare a casa, per sistemare il passato, accudire il presente e costruire il futuro.
Il primo novembre, alla mattina, l’ultimo giorno di Piccola Europa, poco prima di “Charanga” e della festa finale, Paola e io siamo riusciti a seminare il grano. Io guido il trattore, Paola sta seduta sulla macchina seminatrice, dietro, per attaccare e staccare i condotti di semina dei chicchi. Poi il grano prima di buttare fuori i germogli sta un po’ sotto la terra. E’bello rientrare da una tournée e per prima cosa andare sul campo e vedere che il grano è nato. Poi ripensi a Piccola Europa, che è appena passata, come un ciclone, ti ha scoperchiato la testa, illuminato gli occhi, aperto il petto e senti ancorati, nel profondo del cuore, con arpioni appuntiti, quasi dolorosi, gli incontri che hai fatto, con Cristina Grande prima di tutto e poi Vera Mantero e tutti gli altri artisti.
Solo così riesci ad affrontare i bilanci, i soldi che mancano, i problemi con le istituzioni.
Pensi agli artisti, ai fornai, ai calzolai, agli amici e a tutta la bella gente che con la sua presenza attenta, il calore e la capacità di stupirsi e meravigliarsi ancora ti fa andare avanti.
Allora andiamo avanti.
Tra qualche giorno incontriamo Mariví per preparare la seconda edizione di Piccola Europa, quella dedicata alla Spagna. A fine anno saremo a Calais, come spettatori, coi nostri amici del Channel. Poi al lavoro sulla nuova produzione, su cui stiamo già lavorando, che probabilmente si chiamerà “In cucina” e debutterà a casa nostra in aprile subito dopo l’inaugurazione del Deposito Attrezzi, ampliato e ristrutturato. Febbraio e marzo si dovrebbe andare in Spagna e poi in Svizzera, poi prepareremo la versione spagnola di “Teatro di terra” e un ritorno in Francia del “Teatro da mangiare?”.
Dimenticavo di dire che in maggio dovrebbe partire “L’esperienza del teatro – Laboratorio permanente di pratica, studio e confronto teatrale” aperto a tutti i cittadini della Valsamoggia.
Poi …
Stefano
11 agosto 2009
Teatro delle Ariette e Cantharide vi invitano
Sabato 15 agosto
al Deposito Attrezzi di Via Rio Marzatore 2781,
Castello di Serravalle (BO)
LA TERRA VISTA DALLA LUNA
Festa di Ferragosto dedicata a Pier Paolo Pasolini
dalle ore 20
vino, salsiccia e tigelle
ore 22
Ora al bene ora al male si incammina
Spettacolo dedicato a Pier Paolo Pasolini
progetto di Elena Galeotti e Nicola Bruschi
con Elena Galeotti, Alessandro Bedosti, Fabio Accurso, Erica Scherl
ore 23
La terra vista dalla luna
Cortometraggio di Pier Paolo Pasolini
con Totò, Ninetto Davoli e Silvana Mangano
Info: Teatro delle Ariette 051.6704373 - 3470138200 - 3384463130
26 luglio 2009
Dall’ 1 al 10 agosto venite a trovarci a Bologna, al Parco Villa Ghigi, via San Mamolo 105.
Alle ore 17 presentiamo
LO ZOO SENTIMENTALE
incontro con gli animali vivi e meno vivi delle Ariette
Un accampamento dove convivono, nel ritmo della vita quotidiana, uomini e animali e sentimenti del ricordo di uomini e animali, testimonianze della stretta relazione che unisce i destini di tutti gli esseri viventi.
Allo Zoo sentimentale potete trovare:
Paola, Stefano, Maurizio, Gregorio, Claudio.
Tom (il cane), Luna (la pony), Checco e Lana (il montone e la pecora), le Oche, le Galline, i Conigli, gli animali domestici che vivono con Paola e Stefano alle Ariette.
I pupazzi degli animali che Maurizio ha ritrovato negli scatoloni dei giochi dismessi dai suoi figli ormai cresciuti.
Gli animali impagliati che oggi più nessuno vuole. Li abbiamo ritrovati così, erano gettati via. A guardarli ci si meraviglia e ci si spaventa ancora.
Le foto di tutti gli animali che hanno accompagnato la nostra vita.
“Il topolino che cominciò a volare” Il racconto di una antichissima fiaba degli indiani d’America che chiude l’incontro. Una meditazione sulla vita, la morte e la trasformazione in un mondo popolato da animali.
Info: Libreria Atlante +39 051 834083
19 luglio 2009
La cucina delle meraviglie è un posto dove incontrarsi, dove stare un po’ di tempo, per chiacchierare, per bere qualcosa, per mangiare la nostra pasta fresca, o le nostre tigelle, o le verdure dei nostri campi.
Perché gli attori-contadini continuano a coltivare la terra, a ristrutturare e ingrandire il Deposito Attrezzi e a fare teatro in questi tempi di crisi.
Proprio come 9 anni fa quando, per la prima volta siamo venuti a Volterra con il Teatro da mangiare?.
L’unica cosa che abbiamo smesso di fare, da allora, è l’agriturismo (e ne siamo contenti). Continuiamo però a cucinare (con immenso piacere) per gli amici che ci vengono a trovare di tanto in tanto. E’ in quei momenti che attraversiamo lo specchio e le cose riprendono vita, si mescolano, si trasformano e si confondono, e il presente, il passato e il futuro si toccano, la cucina si popola, e si incontrano i vivi e i morti, io ritorno bambino e rivedo mia nonna che batte il lardo sull’asse di legno col coltellaccio scaldato nel fuoco. E il tempo ritrova la sua forma di uovo.
Ci trovate al Festival Volterra Teatro nel Cortile dell’ITC Niccolini il 21,22, 23, 24, 25 luglio dalle 22.30 all’1.00
8 luglio 2009
Esploratori di quartiere. La telecamera in spalla e il microfono in mano. Ci siamo accorti che questi strumenti aprono molte porte, eccitano i sentimenti di protagonismo.
“Di che televisione siete?”
“Di nessuna televisione, stiamo facendo un film sul quartiere”
“Su che canale lo fate vedere?”
“Nessun canale, lo proiettiamo sabato 18 luglio, al Paolo Pini, Olinda, Da vicino nessuno è normale. Prima facciamo da mangiare, dopo musica col dj, si balla, è una festa”
“Che film è? Di cosa parla?”
“Il film si intitola I SOGNI DELLA COMASINA, posso farti una domanda?”
“Sì”
“Tu sogni?”
Così cominciavano le interviste, così siamo entrati nelle case, nelle botteghe, nei negozi, nell’Accademia di danza, negli orti, nei bar e nell’intimità delle persone, nelle loro vite, nelle storie normali, tutte particolari e nei sogni, quelli che si fanno a occhi aperti e quelli che si fanno a occhi chiusi. Abbiamo ascoltato, osservato e guardato.
Abbiamo amato e siamo stati amati dalla gente di questo quartiere pieno di contraddizioni, come tutti i quartieri, di tutte le città, di tutto il mondo.
Poi abbiamo montato il film ed è alla gente della Comasina che il film è dedicato.
25 aprile 2009
… ho 51 anni e da 20 anni vivo a Castello di Serravalle.
Mio padre era del ’25, arruolato nel ’43 e portato in Germania, è tornato nel 1945, alla Liberazione. Mio nonno era del 1895 e ha fatto entrambe le guerre.
La mia famiglia era di origini proletarie, mezzadri ad Anzola Emilia, hanno sempre lottato per migliorare la loro vita, per difendere la loro libertà e conquistare i loro diritti.
Fin da piccola mio padre e mio nonno mi parlavano di quello che avevano vissuto durante la guerra, di quello che aveva significato per loro stare tanto lontano dalla loro casa e dalla loro famiglia, sopportare tanti privazioni con la paura di non farcela a tornare, di tutte le esperienze di solidarietà e di amicizia dei compagni di prigionia e di tanti cittadini ungheresi e cecoslovacchi, della felicità di tornare a casa in un paese finalmente libero.
Ancora penso al racconto del ritorno di mio padre: corre voce in paese che stanno arrivando, mia nonna corre sull’argine del Ghironda, è sicura che suo figlio tornerà a casa. Vede da lontano un giovane, sembra proprio lui, lo riconosce, si corrono incontro e si abbracciano. Sembra la scena di un film, ma è tutto vero.
… gli anni sono passati, la storia ha affrontato tanti aspetti di quel periodo, ma penso che rimanga fondamentale che dobbiamo la nostra libertà e la nostra democrazia a tutti quelli che scelsero di rischiare la propria vita per un’ Italia libera, a tutti i partigiani, a chi lottò per un’Europa libera, democratica, civile e solidale.
La resistenza e l’antifascismo sono un patrimonio etico ed “esistenziale” irrinunciabile, la nostra identità è nata lì, grazie a quei sentimenti di comune appartenenza, a quello spirito di solidarietà, a un forte senso delle istituzioni, fu scritta la nostra Costituzione.
Da molti anni a Castello di Serravalle si porta avanti un lavoro importante, nelle scuole, con tutti i cittadini, perché la memoria sia viva e attuale nell’oggi.
Lino, Gino, Loris, Renato, Mario, Lina, Ada sono solo alcuni dei nomi che ringrazio perché hanno messo in tutti questi anni il loro tempo, la loro energia e la loro umanità per parlare e condividere la loro esperienza con la comunità.
Ma non è solo durante le celebrazioni che si rinnova lo spirito della Resistenza.
Ancora oggi nel mondo ci sono guerre, sopraffazioni, torture, violenza, privazione della libertà.
Forse non a casa nostra, ma qual è casa nostra? Non siamo forse tutti cittadini del mondo?
Non ascoltiamo chi vuole farci credere che la Resistenza è storia di un altro tempo.
Possiamo essere resistenti in ogni momento della nostra giornata: siamo resistenti quando affermiamo le nostre idee e i nostri pensieri, anche se tutti ci sono contrari, siamo resistenti quando combattiamo il pregiudizio, siamo resistenti quando difendiamo la libertà di espressione di ogni idea, anche la più contraria alla nostra, siamo resistenti in ogni amorevole gesto di cura per le cose, le piante, gli animali e gli uomini.
Da bambina quando pensavo alla Resistenza pensavo a mio nonno. Negli ultimi anni di vita aveva perso quasi completamente la vista. Ogni giorno stavo con lui molte ore e lui mi chiedeva di leggergli il giornale. Non ha mai guardato la televisione, mi diceva di non guardarla, perché la televisione era il diavolo.
Era un uomo allegro, forte, cantava bene e lo chiamavano a fare le serenate alle donne, era sempre stato contadino, amava le mucche e quando negli anni ’60 tutta la mia famiglia si trasferì in paese la sua vita cambiò. Mi diceva sempre che nella vita aveva lottato tanto per migliorare la sua condizione, per difendere i diritti dei più deboli, mi diceva che un giorno il mondo sarebbe diventato migliore, che un giorno tutti sarebbero stati felici e avrebbero avuto più tempo per ballare, cantare e fare l’amore.
Tutto questo non si è avverato, non ancora, forse non si avvererà mai, ma quelle parole mi sono rimaste dentro profondamente e conducono la mia vita, i miei sogni, le mie utopie, il mio teatro.
Paola Berselli
(dal discorso pronunciato in piazza della Pace a Castelletto di Serravalle durante le celebrazioni ufficiali del 25 aprile 2009)
24 febbraio 2009
LA VITA, IL TEATRO /09
Quattro spettacoli di confine, irregolari, dal 28 marzo al 25 aprile
Al Deposito Attrezzi – Teatro delle Ariette
(Via Rio Marzatore 2781 – Castello di Serravalle
BO)
LA VITA, IL TEATRO è un progetto di ospitalità legato al teatro dell’esperienza.
Preferiamo parlare di drammaturgia dell’esperienza perché l’autobiografia rischia di essere considerata soltanto un genere letterario. Da anni lavoriamo su questo sottile confine producendo spettacoli e invitando compagnie che lavorano, anche se in maniera diversa, nella nostra stessa prospettiva.
La drammaturgia dell’esperienza mette la vita al centro dell’opera, mette all’angolo i “professionisti dell’intrattenimento”, chiede verità, necessità, rinnovamento del linguaggio e disobbedienza alle regole, mette il contenuto al centro della forma e la deforma, mette il presente al centro del rapporto tra opera e spettatore, nodo centrale dell’evento teatrale.
sabato 28 marzo ore 21 e domenica 29 marzo ore 18
Teatro delle Ariette
“Padre nostro”
una preghiera da circo
di e con Paola Berselli e Stefano Pasquini
regia Stefano Pasquini
25 dicembre 2007. Per la badante rumena le feste sono giornate di riposo, così io e Paola ci alziamo la mattina presto e andiamo a passare il giorno di Natale a casa di suo padre.
Quattro mesi e mezzo dopo, di getto, in una settimana, facciamo “Padre nostro” e ci accorgiamo che in fondo è il racconto fedele, anche se completamente trasfigurato, di quella giornata.
In scena ci siamo io, Paola, un burattino di legno a grandezza uomo, il cane Botto, la pony Luna, le oche e come sempre le canzoni di Tom Waits.
Prima pensavamo di raccontare storie di uomini e di animali, ma ci sembra che lo spettacolo che è venuto fuori assomigli piuttosto a una preghiera. Una preghiera da circo.
sabato 4 aprile ore 21
Compagnia della Fortezza
(www.compagniadellafortezza.org)
“Un silenzio straordinario”
liberamente ispirato al teatro di Samuel Beckett
drammaturgia e regia di Armando Punzo
con Placido Calogero
Krapp. Il carcere come vuoto di umanità.
Un silenzio assordante inconcepibile pensando ad un prima e a un dopo si è stretto intorno a noi ci ha accompagnati per tutto l'inverno come infinito tempo sospeso di vita mi ha condotto per mano tra la sorpresa della scoperta e dell'abbandono delle voci chiassose come aspirate via da un destino inevitabile come il respiro inverso della natura maligna che in nulla crede mi ha fatto cercare le parole di un autore che potessero reggere e dar forma a quel gelo dell'anima che solo sa dar calore mai provato prima in quella stanza placenta della rinascita continua che è isola d'arte il teatro nel luogo che non si piega alla natura originaria e respinge come può come sa un silenzio assordante un silenzio assordante che urlava spaventoso presagio di vuoti dell'anima di quiete innaturale di buchi di vita di mura presenza sola per le stanze e i corridoi immaginati dismessi da qualunque desiderio come corpo in attesa tacito labirinto che cerca la sua origine e copre come un sottile velo l'orrore che basta un soffio a rimuoverlo senza piangere senza lamento senza rabbia senza le solite manifestazioni di quella vita venuta mancante Beckett per primo si è affacciato col suo volto che non sorride è seduto tra noi pochi e ci ha parlato e il suo silenzio assordante ha coperto ogni cosa con lui si sono presentati gli altri Beckett dei personaggi autore Krapp solo per il momento è rimasto ma l'inverno ritornerà ed altri forse resteranno.
(Bianco Spino Armando Punzo)
Dopo lo spettacolo proiezione del documentario
“Mi interessa Don Chisciotte” di Lavinia Baroni che è stato realizzato all’interno del carcere di Volterra in un arco di tempo che va da gennaio 2007 ad aprile 2008 ed è il risultato di molti mesi di lavoro a contatto con la realtà della Compagnia della Fortezza, la storica compagnia degli attori detenuti, diretta da Armando Punzo ed arrivata ormai al ventesimo anno di vita.
sabato 18 aprile ore 21
Fino-Mainieri in
“Non mi ricordo”
di e con Ginetta Maria Fino e Giuseppe Raffaele (Pino) Mainieri
regia Corrado Nuzzo e Maria di Biase
Ripercorse le tappe fondamentali della sua vita di coppia, Ginetta non trova conferme nel suo compagno Pino: lui non ricorda quasi nulla del passato, smemoratezza affrontata dai due con ironica allegria.
Suggestivi interventi audio-video testimoniano il valore dei Documenti rafforzando il contrasto/ continuità fra passato e presente.
Intensa la rievocazione della notte in cui accadde l’incidente che provocò la perdita di memoria.
Le lettere di Pino inviate a Ginetta durante il servizio di leva sono un prezioso documento che testimonia chi e come fosse Pino prima del trauma che gli ha divorato la memoria .
Le parole di un Pino giovane, che combatteva per un mondo più giusto, che amava la sua compagna e adorava il teatro, durante il lungo coma profondo indicano a Ginetta la via per affrontare l’ulteriore prova: vivere non significa sognare e sperare, vivere significa capire e lottare,
svelando il segreto della forza del loro rapporto.
sabato 25 aprile ore 11 e ore 15
“Una eredità senza testamento”
tratto dal libro “Al vento del Nord. Una donna nella lotta di Liberazione” di Laura Seghettini
di e con Laura Cleri
In un’ aula scolastica una maestra racconta la storia di una donna che all’età di 20 anni, nel lontano 1944, decide di salire sui monti per andare a combattere con i partigiani entrando a far parte della 12° Brigata Garibaldi che agisce sull’Appennino Tosco Emiliano. La vita nell’accampamento, la fame, le azioni, la paura, la morte del Comandante di Brigata Facio, suo compagno, in circostanze ancora da chiarire, vengono narrati ad un ristretto gruppo di persone nel tempo condiviso di un piccolo rito quotidiano.
Per festeggiare insieme il 25 aprile alle ore 13 sarà offerto un pranzo popolare.
Saranno presenti Laura Seghettini e i partigiani di Castello di Serravalle.
8 gennaio 2009
“IL TEATRO DELL’ESPERIENZA laboratorio sperimentale permanente”
Un progetto di Paola Berselli e Stefano Pasquini per il Teatro delle Ariette.
Sono 20 anni che siamo alle Ariette.
Prima dell’89 facevamo teatro a Bologna.
Il teatro e la creazione artistica hanno sempre accompagnato la nostra vita.
Alle Ariette, coltivando la terra e prendendoci cura di questo luogo duro, ma bello, bello di una bellezza selvatica, abbiamo ritrovato il teatro, il “nostro” teatro: il “teatro invisibile del cuore”.
Nel 1996 abbiamo fondato l’Associazione Culturale Teatro delle Ariette, nel 1997 è iniziato il progetto “A teatro nelle case”, nel 2000 abbiamo inaugurato il “Deposito Attrezzi - un edificio rurale per il teatro”, dal 2001, con il successo dei nostri spettacoli, l’attività del teatro è diventata predominante e da allora siamo una compagnia teatrale professionista.
Le Ariette, la nostra campagna, il nostro territorio sono sempre stati molto importanti in tutti questi anni. Abbiamo organizzato, realizzato e proposto centinaia di eventi spettacolari, da noi alle Ariette, nelle case, nelle sale polivalenti, in un forno, nell’ospedale di Bazzano, in mezzo ai campi, nelle scuole … Abbiamo creato, animato e promosso tanti eventi collegati al 27 gennaio e al 25 aprile attivando relazioni umane e artistiche sul territorio.
Abbiamo cercato in tutti questi anni di costruire un pubblico partecipe e sensibile al teatro e all’evento artistico, offrendo opportunità teatrali di grande qualità.
E adesso, dopo anni di grandi soddisfazioni, si chiude il progetto “A teatro nelle case”.
Nasce “IL TEATRO DELL’ESPERIENZA laboratorio sperimentale permanente”.
Un laboratorio per vivere nel nostro territorio il contatto diretto col teatro, la sua cultura e la sua pratica. Un laboratorio di studio e di indagine sulla funzione del teatro all’interno di una comunità. Un laboratorio di incontro con persone ed esperienze che rinnovano il linguaggio e il senso del teatro. Un laboratorio di confronto e di dibattito.
Il cuore di questo nuovo progetto è un luogo fisico: il “Deposito Attrezzi”in via Rio Marzatore 2781 a Castello di Serravalle, in mezzo ai campi dell’azienda agricola Le Ariette, dove ha sede la nostra compagnia.
Il “Deposito Attrezzi”, dopo aver ospitato in questi anni spettacoli, incontri e artisti di grandissima qualità nazionale e internazionale, sarà ristrutturato e migliorato nei suoi servizi e nella sua funzionalità durante il 2009 e pienamente disponibile e rinnovato a partire dal 2010.
Un teatro, un faro del teatro, un teatro in campagna: il “DEPOSITO ATTREZZI Teatro Rurale della Valle del Samoggia”.
Il Deposito Attrezzi sarà
Sede di produzione, sperimentazione e presentazione delle attività della nostra compagnia.
Luogo di rappresentazione di spettacoli nazionali e internazionali.
Luogo di laboratorio di pratica teatrale rivolto ai cittadini del nostro territorio.
Luogo di incontro con personalità ed esperienze significative del mondo teatrale.
Luogo di ospitalità per il lavoro di studio e di creazione di compagnie teatrali italiane e straniere.
Cantiere di studio, dibattito e sperimentazione.
Archivio di memoria sociale ed emotiva del territorio e dei suoi cittadini.
9 ottobre 2008
Si è chiuso il Festival 2008.
La carovana del Circo Ariette è ora al coperto, tra solide mura di mattone. Gli animali nella stalla o nel pollaio, gli uomini nelle case, le cose nel magazzino. Ripartiranno tutti insieme in febbraio per l’avventura del Festival Veo a Valencia. Noi uomini ripartiamo il 22 ottobre per il Nord della Spagna, uomini e farina perché andiamo a fare il “Teatro da mangiare?”. Saremo di nuovo a casa il 10 novembre.
Vorrei lasciare qui sul diario, in questo momento di mezzo, quando le cose sono sospese e si fanno i progetti per il nuovo anno, per il triennio, per il futuro, le parole che Paola ha letto l’ultima notte del festival, dentro il teatro di legno ormai vuoto, in piedi, davanti agli spettatori, anche loro in piedi, perché non c’erano più le sedie e le panche, perché tutti stavamo per partire.
C’era solo un tavolo lungo e sopra al tavolo delle lampadine accese e la ciambella di Garagnani che avremmo mangiato dopo inzuppata nel vino.
IL TEATRO CHE HO IN TESTA
Il teatro che ho in testa, la società che ho in testa.
Non posso immaginare teatro se non immagino società.
Il mio teatro racconta il mio stare al mondo, il mio stare nella società.
Sento la società, oggi, frantumata, confusa. Sento gli uomini soli, smarriti. Sento il rifiuto della fatica e la ricerca della comodità, della piacevolezza. Sento il desiderio di consumo, di scorciatoie, di fughe, di irresponsabilità e di deriva. Sento il dolore, la paura della morte, della povertà, dei poveri e degli altri. Sento il fastidio che gli altri ci provocano.
Eppure sto a meditare in mezzo a un campo, sudato, lavorando di mano.
So che il teatro è immaginazione seguita da azione. So che il teatro è creazione pura, concreta, di spirito che si incarna nella materia, nei corpi, nei suoni. So che il teatro è azione dentro la società, è dialogo, è specchio. Il suo farsi e disfarsi e rifarsi inevitabile lo sottrae alla condizione di oggetto consumabile e lo consegna alla dimensione del rito.
Molto semplicemente il teatro che ho in testa è l’unico che ho visto e conosciuto quando ero bambino, e la società era comunità, e mi portavano tutte le domeniche mattina alla messa, dove si raccontavano storie di uomini e di dio, si cantava, si vedevano e si facevano cose magiche e dove sempre rimaneva un punto di mistero.
Quanto mi manchi ora questo sentimento di riconoscimento nella comunità e quanto sia triste per me pensare a come le gite domenicali agli outlet o agli ipermercati abbiano sostituito le messe non so dire.
Il teatro che ho in testa è nelle mie braccia e nella mia bocca, in ogni azione e parola di cittadinanza, in ogni gesto e bisbiglio di amorevole cura per le persone, gli animali, le piante e le cose. Senza questa cura paziente, costante, il mio teatro non esiste e neanche la mia piccola comunità. Senza l’azione quotidiana che, giorno dopo giorno, genera, rigenera, si auto genera non esisterebbero il prima, il dopo e il durante, il sopra, il sotto e il dentro.
Vedo nell’azione di Noè, nella sua abilità di costruire un’arca capace di accogliere la vita in tutte le sue forme, la possibilità di attraversare il buio, di interrogarlo e di ascoltarlo.
E così nella società teatrale stiamo a cercare i modelli, se sia meglio il festival di tendenza o di tradizione, se il contemporaneo e il turistico possano integrarsi e quali sono i punti di contatto tra arte, cultura ed enogastronomia.
Che posto ha il teatro nella società dello svago?
Non ho niente da dire in proposito, chino la testa, abbasso gli occhi e mi rimetto al lavoro.
La società dello svago non è la mia, io non ci vivo. Io vivo in un posto dove non ci sono vacanze, io vivo in un tempo dove non c’è tempo libero, io vivo dove si vive ininterrottamente dalla mattina alla sera, da sole a sole, da luna a luna.
In quel posto dove io vivo il teatro sta accanto a tutte le altre cose, più o meno viventi, con la stessa dignità e necessità di un fiore, di un passero o di me stesso.
In quel posto dove io vivo non ci sono risposte, ma domande continue, il sole brucia d’estate, la neve gela d’inverno, il pane è pane, le parole sono parole, i gesti sono gesti, i vivi sono vivi, i morti sono morti, le guerre sono guerre e l’amore è amore, e tutte queste cose e molte altre ancora esistono e siedono assieme in un parlamento terrestre che fa quelle leggi a cui io obbedisco.
Mi piace stare ad ascoltare i rumori, stare a guardare i gesti degli uomini e i movimenti degli animali, delle piante e della terra quando tira il vento. Mi piace ascoltare le parole fino a non capirle più e zappare la terra fino allo sfinimento. Mi piace cantare.
Se non potessi fare il teatro che ho in testa sarebbe come non poter parlare, camminare, giocare, respirare.
Allora, nel posto dove io vivo, l’ho anche fatto un teatro, con i mattoni, con le mie mani, con i miei soldi e sono passati quasi dieci anni e sta ancora in piedi, ma quando lo guardo non mi sembra di essere stato io a farlo e non so se oggi ne sarei ancora capace.
Anche quei filari di alberi che portano i lumini rossi di “Prima di Pasolini” sono già così grandi che non ricordo più di averli piantati io quindici anni fa. Come quel campo a Santarcangelo che abbiamo coltivato col mais e gli ortaggi per farci “L’estate.fine” nel 2004, io non ricordavo di averci seminato cemento eppure, quando sono tornato a vederlo, ci era cresciuta sopra una casa.
Le lucciole quelle sì. Lo spettacolo si deve fare ai primi di giugno perché è ai primi di giugno che sui nostri campi di grano arrivano le lucciole.
Nel posto dove vivo io, quelle sere d’estate che ti strappano il cuore, mi sembra di vedermi ancora tra i pali, a giocare portiere su un campo di terra e di polvere, perché in fondo era quello il mio sogno bambino, è quello il teatro che ho in testa, braghe corte e maglietta.
Stasera il cielo è rosso, il mondo è in fiamme e il granturco è più alto di me.
Nel posto dove vivo io certe volte la musica, da una balera, arriva attraversando la pianura, arriva da posti dove non dormono mai e dove il circo non ha mai fine.
Allora io col braccio stringo Paola alla vita e cominciamo a ballare il valzer su per la collina e arrivano i cani, le oche, i gatti, le galline, i conigli, le pecore e la pony e saliamo in corteo su fino al tetto del mondo e Paola è vestita di bianco e io di nero.
E’ notte, nel cielo c’è la luna piena e tutta la terra è coperta di neve.
Stefano Pasquini
7 luglio 2008
A TEATRO NELLE CASE Festival d'autunno
12-30 settembre 2008
Dodicesima edizione
CIRCO ARIETTE
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alla pagina dell'evento
Circo Ariette è un festival viaggiante, una carovana di uomini e animali, teatro, spettacoli, musica, divertimento e festa.
Un Circo senza tenda, che vive sotto il cielo, un posto dove stare, incontrarsi, passare del tempo, mangiare e bere qualcosa, ballare e chiacchierare.
E’ un accampamento fatto di caravan, stalla, pollaio e arena spettacoli, fatto di cose concrete, di terra, di erba, di legno, ma è anche un luogo dell’anima e del sogno, dove le storie si intrecciano e si confondono, le storie degli attori e degli spettatori, degli uomini, degli animali e delle cose.
Ci si possono trovare: “la roulotte del poeta” e “il caravan del primo ricordo”, la tigelleria “da mangiare?” e il bar “la coda del gallo”, “la ruota della fortuna”, la musica di “digei italiano”, “lo zoo sentimentale” e tanti spettacoli.
Dal 12 al 30 settembre 2008 Circo Ariette sposterà il suo accampamento nei Comuni di Castello di Serravalle, Monteveglio e Bazzano.
Partecipano a Circo Ariette:
il Teatro delle Ariette al completo e i suoi animali vivi e meno vivi con gli spettacoli
“Bestie” circo filosofico da cortile, “Padre nostro” una preghiera da circo e “Lo zoo sentimentale” incontro con gli animali vivi e meno vivi delle Ariette
la Compagnia Tardito/Rendina con lo spettacolo “Circhio Lume” teatrodanza ai confini del clown
la Scuola di Arti Circensi e Teatrali con “Circo Sgrlab!”
il Teatrino dei Piedi di Veronica Gonzales con lo spettacolo “C’era due volte un piede”
il Théatre de Chambre con lo spettacolo “Appuntamento”
la Compagnia Cuocolo-Bosetti con “Il Caravan del primo ricordo” e lo spettacolo
“La natura delle cose”
il poeta Giancarlo Sissa con “la roulotte del poeta”
il calzolaio Renzo Franchini e il fornaio Angelo Garagnani in video
30 aprile 2008
A TEATRO NELLE CASE Primavera
16-17-18 e 23-24-25 maggio 2008
al Teatro delle Ariette-Deposito Attrezzi
via Rio Marzatore 2781 – Castello di Serravalle BO
VITA ALLE ARIETTE (quasi un circo)
Il pezzo di terra, il luogo.
La casa, per tanti, per tutti quelli che ci abitano: uomini, bestie, fiori, frutti e foglie.
La patria, sotto il cielo, dove le regole e le leggi sono quelle non scritte.
Soprattutto la porta, il varco verso il cuore di quella vita che ogni tanto, miracolosamente, raggiungiamo (Paola e io), quella vita così potente, misteriosa e vera come sorgente, come luce, vento.
Quella vita sì, che fa sentire vivi, che fa sentire tutto, granello di sabbia, goccia d’acqua.
La vita che ci sposa ogni giorno di primavera.
PROGRAMMA
venerdì 16 e venerdì 23
dalle ore 20 nello spazio adiacente al Deposito Attrezzi saranno in funzione gli stand:
la coda del gallo bar aperitivi con Greg
soft land music dj Ponz
da mangiare? tigelleria en plein air di Paola, Stefano e Maurizio
la stalla la casa degli animali delle Ariette
ore 21,30 al Deposito Attrezzi
PADRE NOSTRO
l’inizio di un nuovo percorso teatrale autobiografico
di e con Paola Berselli e Stefano Pasquini
regia Stefano Pasquini
ore 22,30 al Deposito Attrezzi
LES REVES DE CALAIS
video film realizzato durante la residenza creativa nel marzo 2008 a Calais (Francia)
soggetto Paola Berselli e Stefano Pasquini
montaggio e regia Stefano Massari
sabato 17 e sabato 24
dalle ore 20 nello spazio adiacente al Deposito Attrezzi saranno in funzione gli stand:
la coda del gallo bar aperitivi con Greg
soft land music dj Ponz
da mangiare? tigelleria en plein air di Paola, Stefano e Maurizio
confessati con il poeta
il mercatino delle meraviglie
la ruota della fortuna con ricchi premi in natura
la stalla la casa degli animali delle Ariette
ore 21,30 al Deposito Attrezzi
dopo la trasferta internazionale di Calais (Francia) torna il grande spettacolo
BESTIE circo filosofico da cortile
con la partecipazione degli animali vivi e meno vivi delle Ariette
di Paola Berselli e Stefano Pasquini
con Paola Berselli, Maurizio Ferraresi, Gregorio Fiorentini, Stefano Pasquini, Valentina Perrone, Claudio Ponzana, Giancarlo Sissa
regia Stefano Pasquini
ore 22,30
soft land DANCE music dj Ponz
domenica 18 e domenica 25
ore10,30 nella Stalla di legno e al Deposito Attrezzi
dopo la trasferta internazionale di Calais (Francia) debutta alle Ariette
LO ZOO SENTIMENTALE
incontro con gli animali vivi e meno vivi delle Ariette per un pubblico di tutte le età
di Paola Berselli e Stefano Pasquini
con Paola Berselli, Maurizio Ferraresi, Gregorio Fiorentini, Stefano Pasquini, Claudio Ponzana
regia Stefano Pasquini
ore 13,00
pranzo popolare
con polenta, tigelle e ciambella
ore 16,00
LO ZOO SENTIMENTALE replica
tutto il pomeriggio fino alle ore 19 saranno in funzione gli stand:
la coda del gallo bar aperitivi con Greg
da mangiare? tigelleria en plein air di Paola, Stefano e Maurizio
ISTRUZIONI
• L’accesso agli stand è libero
• Le consumazioni (aperitivi, bevande, tigelle, polenta e dolci) si pagano secondo quantità direttamente presso gli stand
• Per gli spettacoli prenotazione telefonica obbligatoria allo 051 6704373
• Padre nostro + Les reves de Calais ingresso 10 euro
• Bestie ingresso 10 euro
• Lo zoo sentimentale ingresso 5 euro (sia
adulti che bambini)
INFO E PRENOTAZIONI
Teatro delle Ariette
Via Rio Marzatore 2781 - 40050 Castello di Serravalle BO
+39 051 6704373 - info@teatrodelleariette.it
15 dicembre 2007
Piccola storia di un progetto
Programma
Giugno 2004. Facciamo il “Teatro da mangiare?” al Festival de l’Arpenteur vicino a Grenoble. Marie France Ponczner, programmatrice de La Villette di Parigi, lo vede e ci invita per novembre a Lille 2004, capitale europea della cultura. Lì ci vede Francis Peduzzi, direttore della Scène Nationale Le Channel di Calais e ci invita a portare lo spettacolo nel suo teatro per 10 giorni a novembre 2005.
Proprio mentre noi recitiamo al Channel, loro cominciano un immenso e meraviglioso progetto di ristrutturazione. Aprono il cantiere (chiamato VITA) che a dicembre 2007 riconsegnerà Le Channel, il vecchio macello, alla città di Calais con 2 sale teatrali, 1 Grande Halle per esposizioni, 1 Chapiteau da circo, 3 Padiglioni Laboratorio, Libreria, Torre Belvedere, Bar, Ristorante, Foresteria e Uffici.
Ci teniamo in contatto. Nel 2006 noi torniamo spesso a lavorare in Francia. Produciamo la “Boite Italie” con il Théatre de Chambre e sempre con il Théatre de Chambre partecipiamo al progetto “Mariages” a Dunkerque dove realizziamo un atelier di action culturelle con un gruppo di ragazze disagiate della periferia e presentiamo diversi nostri spettacoli (“Teatro da mangiare?, “Secondo Pasolini”, “Caravane Ariette”).
Peduzzi segue il nostro lavoro in Francia. Viene anche in Italia, a Porretta, a vedere “Vite”, lo spettacolo che facciamo con Gianmaria Testa e a Volterra per il debutto di “Bestie”.
Noi seguiamo lo sviluppo del cantiere, in aprile e in giugno. Ci sentiamo al telefono in novembre, lui dice – venite a Calais il 16 dicembre, ho una proposta – .
Noi andiamo, vediamo il cantiere che cresce a ritmo vertiginoso, vivo, bello, potente. Noi diciamo – che meraviglia quello che state facendo! – e Peduzzi risponde – questa bellezza non è solo per noi, la vogliamo condividere – .
Ci propone di programmare le attività del Channel tutto il mese di marzo 2008, carta bianca, si chiama “Libertés de séjour”. Quello che vogliamo, in tutto lo spazio che vogliamo, spettacoli nostri, action culturelle, invito di altre compagnie e realtà culturali. Noi facciamo il progetto, loro mettono i soldi, lo spazio e tutta la loro professionalità.
Così nasce
“Les jours de la semaine”, il progetto attraverso il quale abiteremo tutto Le Channel e anche il centro della città.
Invitiamo alcune delle compagnie che stimiamo e che collaborano con noi, italiane e straniere (Théatre de Chambre, Cuocolo-Bosetti, Raffaello Sanzio, Erri de Luca, Gianmaria Testa), presentiamo i nostri spettacoli
(Teatro da mangiare?, Teatro di terra, L’assente, L’estate.fine, Lo Zoo Sentimentale, E’ finito il tempo delle lacrime), realizziamo un atelier di action culturelle “Les reves de Calais” con gli abitanti della città.
Andiamo, pronti all’ascolto, per incontrare Calais e portiamo con noi il territorio umano, l’ambiente di provincia, rurale, fatto di qualità umane e professionali, nel quale viviamo e operiamo da quasi 20 anni creando un cortocircuito fecondo tra arte e vita.
Per questo, oltre alle attività più strettamente teatrali, accompagneranno la nostra residenza al Channel anche l’Associazione Contadini Biologici della Valsamoggia, i Fornai Garagnani di Bazzano e Le Sfogline di Castello di Serravalle, coinvolti in incontri culturali, laboratori, eventi festivi, spettacolari e conviviali.
Perché non si può separare il gesto teatrale da tutti quei gesti, piccoli e grandi, che quotidianamente accompagnano la nostra vita, la edificano, come mattoni, uno dopo l’altro, come pane che lievita, sfoglia tirata al mattarello, come chicchi, semi che cadono in terra e muoiono e crescono e danno frutti di nuovo che cadono ancora in un movimento infinito.
25 settembre 2007
A TEATRO NELLE CASE Festival d’autunno
1 – 11 novembre 2007
undicesima edizione
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programma
Quest’anno non sarà il solito festival. Non sarà una vetrina di spettacoli.
È vero, abbiamo sempre immaginato il festival come un corpo unico, dove ogni singolo evento andava a comporre il disegno di un’idea. Così sono nate le due ultime edizioni del festival: Vite e Utopie.
Esiste una dimensione poetica della realtà. È una realtà parallela. Esiste sempre. Dipende dal nostro sguardo la possibilità di raggiungerla. È la dimensione poetica dell’incontro, della festa, dei riti collettivi, dei gesti quotidiani del lavoro (di un calzolaio, di un fornaio o di un artista) e della vita.
Questa dimensione apre le porte e accende il desiderio.
In noi ha acceso il desiderio di costruire un evento capace, per 10 giorni, di entrare nel ritmo del respiro di un luogo, di un territorio e di una comunità. Un evento di festa e di gioia, gioia dell’arte e dell’incontro, della musica e del teatro.
Come da bambini, quando aspettavamo l’arrivo del circo, del luna-park, delle giostre, dei carrozzoni, tutte le lucine colorate, i torroni, gli animali, le musiche e tanta, tanta gente che perdeva tempo.
Così quest’anno abbiamo invitato Antonio Catalano e abbiamo lavorato con lui per costruire un luogo e un tempo da abitare e da vivere poeticamente. Un luogo per tutti, come per tutti è la terra. Un tempo perso, quindi ritrovato. Un universo sensibile.
Il 1 novembre L’Antica Casa Comunale del borgo di Castello di Serravalle ospiterà la festa d’inaugurazione del Festival con la presentazione in anteprima del video-documentario “Renzo Franchini, calzolaio” prodotto dal Festival stesso.
Poi dal 2 all’11 di novembre gli UNIVERSI SENSIBILI di Antonio Catalano invaderanno il paese di Bazzano dalla piazza alla Rocca dei Bentivoglio con allestimenti d’arte, con eventi di festa, di musica, di teatro e con momenti di convivialità, di coinvolgimento degli abitanti, dei musicisti e dei panettieri locali, in particolare il Corpo Bandistico R. Zanoli di Castello di Serravalle (3 e 10 novembre), l’Orchestra Arcobaleno formazione giovanile creata dall’associazione musicale L’arte dei Suoni
www.artedeisuoni.org (1, 4 e 11 novembre) e il fornaio di Bazzano Mario Angelo Garagnani che per l’occasione aprirà il suo storico laboratorio familiare trasformandolo in un Universo Sensibile dove gli spettatori potranno osservare il suo lavoro notturno o ascoltarlo raccontare storie della sua vita, del suo lavoro e del suo paese, oltre che naturalmente assaggiare il suo pane (2, 4, 9 e 11 novembre).
A completare il programma del Festival Elena Guerrini, con Andrea Arrighi, porterà a Monteveglio Madame Hélène e la sua “Cucina Erotica” convivio per un’attrice e il suo ospite-spettatore con musica, cibo, vino e parole (9-10 novembre).
29 agosto 2007
Raccogli tutto e parti. Però, prima di partire, guarda tutto quello che hai raccolto. Tieni solo quello che è assolutamente necessario. Bisogna partire leggeri perché non sai quanto durerà il viaggio e non sai dove andrai. Probabilmente la metà di quello che hai tenuto non ti servirà e dovrai liberartene. Strada facendo ti accorgerai invece che non hai quello che ti serve e che dovrai inventartelo, perché non puoi sapere quello che ti servirà nel nuovo mondo, perché il nuovo mondo sarai tu a inventarlo.
Ma intanto stai in mezzo al guado, indietro non si torna e davanti è buio. In fondo non si sta male in questa terra di nessuno, ma stai attento a non affezionarti, è arrivato il momento di salire sull’Arca, sta per cominciare a piovere.
Dai una grande festa, invita tutti, e in questa festa liberati di tutto, fatti leggero, balla, ridi, mangia, gioca. Butta le regole, butta le leggi, noi non abbiamo bisogno di leggi, abbiamo bisogno di sentimenti. Porta con te gli animali e le loro storie, quello che ti serve è tutto nel loro sguardo. Porta anche la tua storia, ma solo quella, non cose, non oggetti, non ricordi. Se smetterà di piovere, un giorno, quando uscirai dall’Arca, il mondo nuovo lo dovrai inventare tutto da capo, lo dovrai immaginare, costruire e curare.
È finito il tempo delle lacrime, si è consumato il tempo dei lamenti, ai quali in fondo ti eri abituato, anzi affezionato. La sconfinata leggerezza che ti aspetta è sconosciuta, mentre conosci bene il sentimento della paura che ti inchioda a una fine infinita.
Le prime gocce stanno cominciando a cadere. Oltre c’è buio.
Vi aspettiamo a Mantova al Festival letteratura il 6, 7, 8, 9 settembre con È FINITO IL TEMPO DELLE LACRIME Gran soirèe prediluviana e Zoo Sentimentale.
18 giugno 2007
La Poesia macchiata Cultura del Rumore
dalla
Care Ariette,
qui è Lara Bell'Astri. Ho partecipato a "Prima di Pasolini". Per intenderci, sono la ragazza della 2CV.
Grazie per il Vostro gesto di ospitalità totale: non mi conoscevate e mi avete aperto la Vostra casa, l'avete vestita di piccole luci per indicarmi il cammino; mi avete offerto i frutti della Vostra terra e il lavoro-la fatica-il sudore che c'è voluto per raccogliere quei frutti. Aprire la propria casa è come aprire se stessi. Sono onorata della fiducia che mi avete mostrato: lo considero il più bel dono che una persona possa ricevere La fiducia è un tesoro di valore inestimabile! Non ho pagato un biglietto, ma non basterebbe tutto il denaro di questo mondo per ripagare il Vostro gesto.
Ho seguito il percorso per raggiungere il Deposito insieme ad un paio di amici, parallelamente al gruppo di passeggeri-universitari del pullman, una massa informe di natura umana -?-forse- che avanzava un po' spinta da una forza d'inerzia, un po' in cerca dell' "evento", della "cosa sbalorditiva" per la quale sicuramente erano stati invitati lì (l'hanno capito che era un invito o tutto è dovuto?).
Ah, non poteva essere diversamente, altrimenti, perché mai allontanarsi dalla città, dalla patria del divertimento "uso&consumo" alla portata di tutti per andare in un posto quasi al di là del mondo, dove non ci sono neanche i lampioni per la strada e dove regna la natura. No, no, sicuramente doveva accadere qualcosa di sensazionale. Eh già, sensazionale: qualcosa che ha a che fare con i sensi e il senso, il significato. Peccato che ai giorni nostri il sentire sia stato barattato in cambio del cellulare, della mancanza di consapevolezza, dell'annientamento dell'identità, dell'omologazione ad un prototipo standard di livello infimo.
Man mano che procedevo nel cammino, mi si apriva davanti un paesaggio incantevole: un piacere per gli occhi e per tutti i sensi. Purtroppo, dalla massa informe proveniva un chiasso continuo e invadente che non mi permetteva di sentire-ascoltare. Arrivati al Deposito, che sorpresa! Una tavola apparecchiata con cura che aspettava tutti noi: ogni cosa era stata preparata per noi, messa lì a nostra disposizione con così grande accoglienza. Voi non c'eravate, c'erano gli animali, una parte di Voi. Gli animali custodi vigili del luogo: stupiti del nostro arrivo, impauriti da un chiasso che non aveva senso. A un certo punto qualcuno dice: ‹‹I mici piangono ››. E io: ‹‹Ci vuole così tanto a capire che sono impauriti dalla nostra presenza ed è necessario fare silenzio?››. Sembrava che avessi detto un'enormità.
La massa informe si è avventata sul cibo: mi sembravano i Proci che si avventavano alla tavola del palazzo regale di Itaca.
Sono rimasta fuori, da sola, seduta sulle panche a godermi il paesaggio. D'altronde, era stato preannunciato un evento naturale e io l'aspettavo come un bimbo che aspetta davanti al camino l'arrivo di Babbo Natale: non potevo allontanarmi da lì, altrimenti me lo sarei perso. Un evento unico, così come è uno spettacolo teatrale, che solo quel giorno lo vedi in quel modo e mai più si ripeterà esattamente in quella forma.
A un certo punto, mi giro e vedo una luce spuntare dietro gli alberi in cima alla collina alla mia sinistra. Mi chiedo:‹‹Vedo bene?››. Per essere sicura, mi metto gli occhiali. Ora vedo una luce espandersi che ha un contorno tondeggiante:‹‹Ma...è la Luna!! Non ci credo..ma, sì che è Lei!››. Senza pensare ho fatto un salto e sono corsa dentro, dai Proci, con la foga del bimbo che annuncia che è arrivato Babbo Natale e ho esclamato:‹‹Venite a vedere: c'è la Luna!››. Mi hanno guardato sbigottiti:‹‹E allora?!››. Però, poi, si sono alzati e sono venuti all'esterno: non si può mica dire di no ad un bambino che ti dice che là fuori c'è Babbo Natale in carne ed ossa!
I commenti:‹‹No, non è la Luna, è un effetto scenico, staranno proiettando una luce››. L'intenditore del momento:‹‹Mah, è difficile avere un proiettore che produca una luce simile. Ecco, una cosa così si riesce a fare con una mongolfiera, etc.etc.››. ‹‹Saranno là dietro gli alberi con delle luci potenti che fanno quell'effetto››.
Intanto, la Luna cresce e mostra per intero il suo splendore. E' buio. A parte i ceri disposti sul percorso che emanano una luce discreta e le lucciole intermittenti, è Lei la Luce. Ho pensato a Van Gogh, mentre dipingeva quel suo quadro notturno con albero e luna.
La massa dice:‹‹Sì, allora era solo la luna...››. Sembra che lo dica quasi con delusione. Subito dopo ritornano alla tavola. E io me ne rimango fuori: è un'occasione unica, mangerò dopo. Ero commossa a vedere la Luna e mi chiedevo: ‹‹Tutti queste persone che fanno rumore e non stanno qui a guardare la luna, ma la vedono tutti i giorni la luna? E una luna così!››. Io non la vedo. Abito in città: dalle mie finestre vedo palazzi e un fazzoletto di cielo lassù in alto. Mi manca così tanto la luna...
Ero immersa in queste riflessioni, quando, d'un tratto, vedo una luce fioca che, dall'alto della collina, segue il sentiero avanzando verso il Deposito. Mi alzo, cambio posizione, cerco di capire di cosa si tratta: quando la luce è ormai vicina a me, vedo una persona che regge una scatola luminosa e riconosco chi è. Allora mi avvicino al Deposito e dico a tutti:‹‹Ssssh››, mentre "Lui" entra senza destar nota-è un ragazzo, la massa pensa sia "uno di loro". Si siede fra tutti e comincia a parlare-il rumore non è calato, ci son voluti ancora degli "Ssssh". Ooh, finalmente arriva il silenzio e tutti seguono la narrazione. In quel tempo c'è un'atmosfera raccolta, attenta e il racconto scorre fluido, fino al suo termine.
Poi, "Lui" si allontana-la massa ha avuto il suo evento! Lo aspettavano dal momento in cui erano arrivati-non potevano farne proprio a meno. Tutto ritorna come prima. Ahimé. Comincio a sentire fame-impossibile raggiungere le vettovaglie, che la massa si tiene ben strette: chi è davanti al pane, si è accaparrato il pane; chi è davanti alla ricotta, ne ha il dominio. Raccolgo alcune ciliegie dal centro della tavola e vado fare una passeggiata sul colle: la massa si era sparsa qua e là, dove avevate posizionato le panche. Grida, fumo e cani che abbaiavano. Impauriti? Arrabbiati? Mi chiedo:‹‹Ma Voi, Ariette, state vedendo tutto quello che sta accadendo? Permettete questo? Cosa state pensando?››.
Immaginavo che non vi avrei visti, per questo ho deciso di scrivervi-era troppo forte l'impulso di comunicare con Voi.
Scendo dal colle, mi riunisco ai miei amici e prendiamo la via del ritorno. Man mano che ci allontaniamo dal Deposito, ci viene regalato il Silenzio (!). Poi, i conigli e la musica di Tom Waits-una sosta per ascoltare quelle note in Santa Pace.
Arrivo all'auto. E' buio. Anche questo è un regalo che mi avete fatto: eh già, in città non esiste neanche più una cosa semplice come il buio. Accendo i fari e mi accorgo di un biglietto stretto dal tergicristallo. Per un attimo ho pensato:‹‹Ma, come? Ho fatto tutto il viaggio di andata senza accorgermi che avevo sul vetro una pubblicità?!››. L'istante dopo mi si sono illuminati gli occhi e ho aperto la portiera con gran velocità, realizzando che no, non era una pubblicità, ma un biglietto che avevate messo appositamente Voi.
Ecco, lì ho trovato scritta la conferma di quello che avevo pensato. Un atto di amore-grande-totale. Avevo le lacrime dalla rabbia: pensavo alla massa informe...No, non se lo meritava un atto di amore così grande, non l'ha neanche saputo riconoscere. E allora? Che cosa vogliono dalla vita? Cosa cercano? Se un essere umano non vive in cerca dell'amore, lo si può chiamare tale? E pensare che quella dovrebbe essere tutta "gente di teatro": il teatro, un'entità sacra, quello per cui vivo e per cui lotto, perché venga risparmiato dalle brutture esterne e che possa ridonare alle persone "il senso delle cose", "il bello della vita".
Grazie per questo splendido evento: quella sera ho visto la Luna e ho potuto addormentarmi con quel paesaggio negli occhi.
Mi piacerebbe poter parlare con Voi di persona per un confronto di idee. Ecco qui di seguito i miei dati.
Cordialmente, Lara Bell'Astri.
lunedì 4 giugno 2007
2 aprile 2007
A TEATRO NELLE CASE Primavera
Sabato 5, 19, 26 maggio 2007
Domenica 27 maggio 2007
dalle ore 20 alle 01
al Teatro delle Ariette-Deposito Attrezzi
via Rio Marzatore 2781 – Castello di Serravalle BO
E’ FINITO IL TEMPO DELLE LACRIME
gran soirée prediluviana
Quando le cose vanno veramente male e le prospettive sono buie nere, quando il futuro scompare e il presente è confuso che è tutto un casino, quando la lingua è consumata dagli accidenti e non ne puoi più di lamentarti, allora sì che non hai più voglia di piangere. Respiri. E cominci a raschiare il fondo del barile con le unghie. Cerchi una qualità da mettere in gioco, qualche spicciolo da puntare sull’ultimo giro di tombola. Lo trovi. Lo giochi. Quando perdi anche lì, allora sì che ti viene da ridere. Non ho detto che ridi. Ho detto solo che ti ‘viene’ da ridere. E’ soltanto un attimo, una frazione di secondo. Ma in quell’attimo ti accorgi con chiarezza che è finito il tempo delle lacrime.
Di Paola Berselli e Stefano Pasquini
Con Paola Berselli, Maurizio Ferraresi, Gregorio Fiorentini, Rosa Massari, Stefano Pasquini, Claudio Ponzana, Giancarlo Sissa e gli animali delle Ariette.
Regia Stefano Pasquini
TEATRO DELLE ARIETTE - 2007
PROGRAMMA
Dalle ore 20 alle 22 nello spazio adiacente al Deposito Attrezzi saranno in funzione gli stand:
la coda del gallo bar aperitivi con Greg
il mercatino delle meraviglie di Rosa
soft land music di Ponz
confessati con il Poeta
da mangiare? ristorante en plein air di Paola, Stefano e Maurizio
lo zoo sentimentale animali vivi e meno vivi per grandi e piccini
la ruota della fortuna con ricchi premi in natura
Alle ore 22 al Deposito Attrezzi
grande spettacolo
BESTIE circo filosofico da cortile
con la partecipazione degli animali vivi e meno vivi delle Ariette
Dalle ore 23,30 alle 01
dj set con dj Kojak
la coda del gallo bar e stuzzichini con Greg
buonanotte
ISTRUZIONI
• L’accesso alla gran soirée prediluviana è libero.
• Le consumazioni (aperitivi, tigelle, dolci e bevande) si pagano secondo quantità direttamente presso gli stand.
• Per il grande spettacolo “BESTIE circo filosofico da cortile” prenotazione telefonica obbligatoria allo 051 6704373 ingresso 10 euro.
INFO E PRENOTAZIONI
Teatro delle Ariette
Via Rio Marzatore 2781 - 40050 Castello di Serravalle BO
+39 051 6704373 - info@teatrodelleariette.it
16 febbraio 2007
Alla data di oggi.
La scoperta dell’acqua calda, la forza del dubbio, meglio tardi che mai.
Da parecchio tempo, da quando abbiamo ricominciato a fare teatro qui in campagna, da più di 10 anni ormai, quando parlo di teatro faccio esempi di natura agricola. E’ un po’ un vezzo, mi piace fare la parte del contadino, un po’ fuori posto, ma è anche vero che la campagna mi ha aperto gli occhi sul mondo più di quanto non abbiano fatto, negli anni precedenti, i libri. Come ho detto altre volte: è stata la campagna che mi ha fatto capire il teatro, e il teatro mi ha fatto comprendere meglio la campagna.
In teatro si parla tanto di necessità. Per spiegare cosa intendo io per necessità, faccio spesso l’esempio dell’albero di mele. Lo faccio tanto spesso che Paola, appena sente la parola albero, già comincia a sorridere e a fare la faccia da “ecco ci risiamo”. Anch’io effettivamente mi domando come mai non mi venga in mente un altro esempio, almeno per variare un poco, tanto più che alle Ariette vengono abbastanza bene le pesche, le albicocche e le ciliegie, le mele mica tanto.
La sostanza dell’esempio è molto semplice, ha a che fare con la difficoltà del riconoscersi.
Un albero di mele fa mele, è la cosa che può fare meglio, è l’unica cosa che può fare, e può tentare di farle il meglio possibile. Non importa se il mercato chiede prugne, tentare di fare prugne per un melo è ridicolo, inutile.
Un albero di mele che fa mele nel miglior modo possibile è quello che io intendo per necessità.
Di fronte alla limpidezza dell’evidenza sembra non esserci spazio per l’errore…invece, prima del debutto di BESTIE, affermavo che non avremmo usato un teatro all’italiana come un teatro all’italiana.
E come dovevamo usarlo, come una casa di riposo? Dovevamo raccogliere cavoli dall’albero di mele?
Il peccato di presunzione è sempre il primo in agguato e così ci sono voluti i passaggi di BESTIE a Volterra, Salzano, Roma, all’ex macello di Vignola, all’Arena e a Correggio per capire ciò che credevo di avere già capito: che gli alberi di mele fanno le mele, che se sei in un ex macello, in un campo, sotto una tenda o in un teatro all’italiana, è l’intima natura dello spazio che devi comprendere e rispettare, è con lei che ti devi alleare. E l’intima natura di uno spazio è scritta nel suo DNA, ma anche nella sua storia sociale di appartenenza alla comunità, è un po’ di tutti.
E ognuno potrà dire che preferisce lo spettacolo all’ex macello, sotto la tenda di un circo o dentro un teatro all’italiana.
Se poi nel dibattito sul teatro e sull’arte in genere le squadre si dividono tra chi dice che per fare arte bisogna avere qualcosa da dire e chi dice che il problema è come dirlo, posso affermare che, a 46 anni, ho finalmente con limpidezza compreso che non c’è contrasto tra le due posizioni, che avere delle cose da dire necessarie non ci esonera dalla necessità di riflettere su come dirle per rispettarne l’intima natura e che nessuno potrà mai riflettere su come si dicono le cose se queste cose non ci sono.
Il gesto infinito e inesauribile del movimento perpetuo della vita è riconoscere l’intima natura delle cose, e attraverso l’intima natura delle cose riconoscere noi stessi, per essere noi stessi, cioè per essere continuamente irriconoscibili.
Stefano Pasquini
14 novembre 2006
Nell’ex macello di Vignola, a 10 Km da casa nostra, Bestie ha trovato la sua forma ed è la forma del sogno che lo ha generato, la sua origine. Non è la forma che abbiamo cercato poi, non è il teatro all’italiana, la battaglia col teatro l’abbiamo persa, in quel luogo non riusciamo a tirare fuori la vita.
La vita l’abbiamo trovata dentro una gabbia, assieme ai nostri animali, tutti, la pony, le pecore, le galline, le oche, il cane e noi. La vita dentro una gabbia, la libertà dentro una gabbia.
Bestie, il circo filosofico della nostra esistenza. Ora non è più questione di critiche positive o negative, che piaccia o non piaccia, ora sappiamo quello che abbiamo fatto, quello che abbiamo trovato:
Bestie è il nostro presente, espressionisticamente è il cuore esatto del nostro presente, di noi, dentro le Ariette, dentro il mondo, dentro la corrente del tempo che ci trascina tutti, le Ariette e noi dentro le Ariette.
Attorno stanno le bestie a guardarci, da un altro mondo, da un altro tempo, dal nostro parallelo eterno.
Poi è arrivato il festival d’autunno, subito dopo, attaccato.
E’ arrivato Ascanio Celestini e sono arrivate centinaia di telefonate di prenotazione che ci hanno sommerso, sì perché noi siamo sempre noi, di segretaria abbiamo solo quella telefonica, l’ufficio è sempre casa nostra, al telefono si risponde mentre si pranza, o si va a letto e il festival lo facciamo in 5. Facciamo di tutto: direzione, organizzazione, tecnica, biglietteria, spettacoli, mensa di mezzogiorno... Noi 5 più Laila che è venuta dalla Francia per darci una mano.
Eppure tutto ha funzionato, ci sono stati Cuocolo-Bosetti, Pippo Delbono, Franchini il calzolaio... proprio tutto come da programma, anzi meglio, sembra impossibile, sembra che sia passato un anno, come fai a non essere soddisfatto?
1000 spettatori in una settimana. Grazie e se volete
scriverci qualcosa... sarebbe bellissimo.
19 settembre 2006
A TEATRO NELLE CASE Festival d’autunno
Bazzano, Castello di Serravalle, Monteveglio
30 ottobre - 5 novembre 2006.
VITE
BESTIE (... è finito il tempo delle lacrime)
Prossimo appuntamento:
26-27-28 ottobre, Vignola (MO), Festival Vie
27 agosto 2006
BESTIE (... è finito il tempo delle lacrime)
BESTIE ha debuttato come previsto il 24 - 25 luglio 2006 al Festival Volterrateatro, che è stato anche coproduttore dello spettacolo.
Dalla stampa ha raccolto prevalentemente critiche negative, abbiamo quindi bisogno di incontrare ancora gli spettatori per capire meglio cosa sia quello che abbiamo fatto.
I prossimi appuntamenti saranno: 13-14 settembre, Roma, Festival Bella Ciao e 26-27-28 ottobre, Vignola (MO), Festival Vie.
Intanto cogliamo l’occasione per ringraziare tutti quelli che si sono interessati al nostro lavoro, che lo hanno seguito, che sono venuti a vederlo, che lo hanno sostenuto economicamente, in particolar modo gli “azionisti popolari” che al 25/08/06 hanno finanziato il progetto per un totale di 1840,00 €.
A TEATRO NELLE CASE Festival d’autunno si realizzerà nei comuni di Bazzano, Castello di Serravalle, Monteveglio dal 30 ottobre al 5 novembre 2006.
Il programma è quasi pronto, il titolo di questa edizione è VITE.
Saranno ospiti del festival: Ascanio Celestini, Cuocolo-Bosetti, Pippo Delbono, Giacomo Franchini, Giancarlo Sissa, Théatre de Chambre-Teatro delle Ariette, Gianmaria Testa-Teatro delle Ariette.
1 luglio 2006
BESTIE (... è finito il tempo delle lacrime)
BESTIE è
La nuova creazione del Teatro delle Ariette.
Una produzione indipendente interamente immaginata, gestita, organizzata, amministrata e realizzata dal Teatro delle Ariette.
Un cammino attraverso il diluvio.
Un viaggio nel tempo che va dal tramonto all’alba.
La moltitudine di domande che abitano il nostro presente.
La lucidità di quel momento magico prima di addormentarsi (o prima di morire, forse).
Il nostro teatro, ma questa volta senza cibo.
Teatro al presente, vivente, politicamente scorretto, esteticamente imperfetto, emotivamente bruciante.
La provocazione di usare un teatro all’italiana come un relitto.
Lo sguardo delle bestie sugli uomini.
Il minimo tributo dovuto ai nostri animali, a tutti gli animali che hanno accompagnato le nostre vite, alla disperata salvezza trovata in fondo ai loro occhi, all’impulso eterno della loro vita.
Il luogo dove stanno gli animali e gli uomini, dentro la pancia del teatro come se fosse l’Arca.
E’ anche un viaggio attraverso il ‘900, la nostra cultura, la cultura di prima del diluvio e in questo viaggio abbiamo incontrato le parole di Kantor, Pessoa, Beck, Bob Dylan e Kafka.
BESTIE debutterà al festival Volterrateatro il 24-25 luglio 2006.