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MAGNIFICO DOLORE DELLA LUCE
Stefano Massari
santarcangelo
2 luglio 2004
sospensione . luce diagonale . a taglio . scivola lentamente addosso alle figure
. bagna dolcemente viso – mani . risalta chiara – lucentissima la peluria delle
braccia . pelle come di legno . dipinto
pazientemente dal sole ______
ragnatele – fili di tempo .
(porta secondaria della camera ardente) ci sono angoli dove il tempo si rifugia
- si riposa *.
qui si può davvero fermare . lavarsi . depositare scorie
i movimenti di tutti sono di ‘scomparsa’ . felpati .
silenziosissimi .lentezza irresoluta .
qualcosa danza in aria . intorno . invisibile . i colori delle figure vibrano
intensissimi(sempre per la particolare diagonale di luce di quest’ora . il senso
del tempo si sta allontanando da qui . quello comune almeno . staticità danzante
?)
*forse anche il tempo prova dolore . o stanchezza . questi angoli pieni di
detriti di tempo sono il corpo vasto mutevole e multiforme della nostalgia ?
depositi di memoria ? [ come noi percepiamo il tempo ? sentimento della
nostalgia ? ] .
ancora la luce . taglio diagonale di carezza dolcissima (non riesco a smettere
di stupirmi per questo adesso) . scivola sulla pelle . asciuga . (ecco cosa fa
davvero – asciuga) ..
la pelle sembra legno (ancora) . accogliente . liscio . la luce asciuga (questo
me lo ripeto dentro adesso – continuamente) .
colori dei costumi possiedono completamente le figure . le trascendono . macchie
di sogno ? .
i visi sono tesi . attenti . concentratissimi . visi di miei compagni . non
riesco a dirlo con il corpo o con le parole . ma lo sento . miei compagni qui –
adesso .
tesissimi . possiedono una serenità distante . una serenità ‘altrove’ . che mi
dà certezza che tutto sarà alla fine magnifico .
colore contiene le figure . colore esplode .
la terra scavata è grigia – faticosa – possiede una contorta pazzia di rifiuto –
è abitata da questo rifiuto . quindi costretta fa esplodere i semi coltivati –
lancia verso il cielo un danzante mais . impressionante . ridanciano mais .
giovane mais . prorompente mais . irriverente quasi . superbo . presuntuoso
delle volte . mais .
accoglie ogni passaggio . si lascia attraversare misteriosamente . osserva .
spia . posseduto dal suo iddio bimbo curioso – che corre a perdifiato intorno a
tutta la scena – confine del mondo ? di questo mondo ? – mais spregiudicato –
principio di un nuovo mondo .
davanti a me l’ordine fragile operoso e civile delle formiche – e tutto intorno
l’immensa follia vegetale che rifiuta ogni forma di governo del tempo e dello
spazio (l’orto è l’utopia del governo umano - solo un’illusione ? ) . l’unico
governo riconosciuto è quello del sole . la lentezza risolve – concede al passo
umano facoltà d’intervento. lo assolve . lo accoglie in questo movimento
“creante” e assoluto . (orto concretizzazione dell’utopia ? utopia del governo
umano sul tutto ? ) .
l’ordine delle tombe segna il punto di contatto fra terra e umano (esperienza –
costrizione all’orizzontalità?) varco di nascita e di morte . (dal teatro di
terra : lavorare la terra è fatica . perché la terra è bassa . e bisogna
toccarla . accettarla e farsi accettare da lei . l’ordine delle tombe testimonia
questo rapporto ‘basso’ ? dal ‘basso ? )
mais assoluto . giovane – ripeto – giovane . perché io mi sento giovane e
timoroso / quasi bambino ad attraversarlo – attratto e accolto in questo gioco
al buio ? [ non ricordo di aver mai camminato dentro un campo di mais – eppure
attraversandolo ne ho memoria – che cos’è ? ] .
lo attraverso . mi fioriscono giovani intorno . mi toccano le mani . sento le
loro unghie sulla schiena che sperano – spingono – micercano addosso come un
varco (trampolino) un punto di appoggio per passarmi oltre . vorrei condurre
questo ‘sperare’ verso una possibile luce . questo devo fare . sono e sarò padre
.
lo attraverso . e sono improvvisamente lontano – la mia stanchezza più profonda
assume questa lenta latitudine – mio respiro accolto in un respiro più madre .
divento un corpo altro – che esce da me . e resta lì . mi perdo .
lo attraverso e ritrovo la pelle asciutta finalmente . bisogno d’acqua .
costante bisogno d’acqua in tutto il corpo . bisogno di sentirla scivolare tra
le vertebre – inondare la gola – riempire lo stomaco – staccarmi la stanchezza
dalle pareti di ogni muscolo .
ore 15.00
stanchezza rabbiosa questa mia . come sempre . si distende adesso e comincia un
po’ a respirare – accarezzata da passaggi intermittenti di vento . un vento che
si annuncia potente ma resta alto - inspiegabilmente frena la sua furia ogni
volta sulla soglia del campo . gioca dentro l’ordine delle tombe . partecipa un
attimo alla danza dei lumini votivi – cresce di tono un poco ma sempre senza
spezzare . il suo compito oggi è di asciugare . vestire l’anima – che non è più
anima adesso – è grumo di terra –
di nuovo pronto all’accoglienza dell’acqua – di nuovo ventre possibile – pronto
per un prossimo tempo di fecondità .
ore 15.40
in questo campo/mondo si aggira una profezia di morte – si celebra la propria
morte – morte/passaggio .
mi riconduco alla terra – celebro un rito di possessione – lascio che il mio
corpo in ogni sua fibra venga posseduto dalla morte/passaggio . devo cercare
scavando .
e la stessa terra che scavo accanto a me contemporaneamente fruttifica .
restituisce corpo ai semi – quindi il seme è l’esperienza ? (contiene
l’informazione + l’intenzione + la coscienza + il desiderio * propensione a
nascere ? sempre nello stesso grembo di terra ? (sotto la superficie la terra è
sempre la stessa ? un unico corpo e un unico spirito ? )
l’esistenza è o non è una spinta continua verso la morte/passaggio ?
ciclo che tende a essere assolutamente circolaree spinge per riottenere quello
stesso varco che ha attraversato per nascere __ [ ogni gesto che facciamo non
cerca una sua particolare circolarità ? partenza e ritorno ? dono e restituzione
? vangare – danzare – mangiare – scrivere – colpire – amare – uccidere – sono
tutti tentativi di tenere perfettamente circolare il ciclo ? (cerchio per la
perfezione – per il senso di infinito – per il sentimento del tempo – per la
vibrazione|desiderio|volontà dieternità ?) .
il movimento musicale di bach è circolare (evocativo) – tentativo di evocare e
tenere circolare il ciclo (si sente qui la vibrazione fortissima dell’infinito
ripetersi del tutto) .
- magnifica e smarrita la voce flebile del flauto che cerca la sua circolarità
dentro questo immenso ciclo .–(sfida che sempre perdiamo – noi siamo quel flauto
: smarriti flebili e magnifici . costringiamo il nostro ciclo a percorsi
contorti – tortuosi e sofferenti perché abbiamo memoria e coscienza del cerchio
e ad esso tendiamo – perdiamo sempre perché coscienza=paura ? paura=
parola=superamento del silenzio e razionalizzazione della paura e del
mistero=allora non abbiamo più bisogno di un dio ?=come può un dio usare le
nostre stesse parole ?)
il cerchio è cosa semplice. basterebbe non fare niente per essere cerchio
perfetto ? ___
questa impossibiltà di essere perfetto ingranaggio della macchina immensa del
creato fa umano l’essere umano . il pensiero – la coscienza ci rende imperfetti
. mentre compiamo la nostra funzione all’interno del rito circolare rispondiamo
anche alla nostra particolare-individuale tensione al “cerchio” (coscientemente
o incoscientemente) . ciò ci impedisce di essere perfetto ingranaggio della
macchina rituale (lo sciamano non è umano – è oltreumano ?) – per questo allora
il rito infine torna umano – condiviso – sconvolge – sposta – schiaccia –
emoziona . per questo ?
3 luglio 2004
ore 16.02
prima assoluta
cominciano i preparati per la prima assoluta – preparazione all’autoimmolazione
- questo spirito di terra che tutto in sé contiene (nascita/morte/passaggio) .
cosa possono estrarre le mie mani umane da questa terra ? – cosa cercano i miei
gesti nel raccogliere – tagliare –affettare – manipolare zucchine pomodori
cipolle ?
la vita che ti bagna le mani quando affetti un pomodoro . il suo succo si infila
nelle minuscole crepe della pelle sotto le unghie – brucia e tutto il corpo
reagisce con fastidio (fastidioso piacere ?) – brucia ma dentro senti che
qualcosa va nel suo giusto verso – che va bene così – che la tua vita ne trae un
particolare nutrimento .
la vita è una macchina ? meccanismo esatto ? il cerchio perfetto da cui la
nostra ragione a tutta forza si allontana ? e che invece il nostro ‘sentire’
cerca per tutto il tempo concesso ? il tempo che misuriamo è solo quello che
misuriamo con la ragione . quello del sentire è tempo altro e altrove . in
questa spaccatura tra due tensioni opposte abita il sentimento del tempo ? quel
sentimento che mi ostino a chiamare nostalgia del presente ? l’odore di mia
figlia al mattino – la luce tagliata delle sue gambette mentre corrono – o
tentano la corsa – l’urgenza di andare a ‘sentire’ (e non a scoprire cazzo! –
piantiamola con questa menzogna dello scoprire – scoprire è capire – è questione
di linguaggio – è dopo – l’esperienza primaria è ‘sentire’ – quella che forma
l’immaginario profondo – quella che resta in sogno– in risonanza – e che poi ci
costringono a perdere . maledizione - liberiamo queste parole . basta
pronunciarle ad alta voce nel vuoto per capirle a fondo e liberarle) .
il suono della voce di mia figlia è perfettamente registrato in ogni cellula del
mio corpo . l’ascolto anche stringendo a me il suo piccolo corpo (contro il mio
petto per nutrire le nostre rispettive vite .dentro il torace allora il varco
della vita e del sentire ?) . per darle forza speranza autonomia ? dopo ogni suo
abbraccio sono esausto – stremato – morirei senza neanche tentare una minima
reazione – perché ? ---
ore 12:50
i gesti e le prospettive a cui il mio occhio è costretto usando la telecamera mi
impediscono di avere una visione neutrale/centrale e non emotiva (ma è
necessario averla ? – qualcuno dice di sì . questo insegnano prevalentemente
alle giovani coscienze delle giovani persone – prevalentemente questo ) - a chi
serve ? a cosa servirebbe il mio sguardo non emotivo ? non è un rifiuto a priori
il mio è solo senso di inadeguatezza – è desiderio forse perennemente
adolescenziale di totale anarchia del sentire – e l’anarchia è circolare –
ore 15.35
paola celebra il rifiuto del cibo (il pensiero della morte/dove è andato ?)
perché in questo rito funebre (vero) l’unica cosa lontana davvero sembra proprio
essere il pensiero della morte ? questa macchina rituale non ha bisogno di
parole – le genera – anzi genera ‘voci’ e ne rimane assolutamente immune –
questa macchina rituale a volte segna il ripetersi (dimensione del ricordo) di
un tempo fuori dal tempo . un mondo altro – sospeso – dove le figure davvero
potrebbero essere cera o legno – immobilitotalmente – e in quella fissità
musicale governata solo dalla luce e dai movimenti/mutamenti della terra (tutti
a cercare le nuvole – tutti a registrare l’intensità del vento – tutti a perdere
il proprio sguardo dentro la vegetazione) .
il nostro tempo migliore non ha testimoni
fenice-mente
(www.spesultimadea.splinder.com)
dove è andato il pensiero della morte ?
terry (l’estate.fine)
paola su quel trono fragile . incerto . celebra la potente madre di memoria . le
radiografie di un corpo che non è più . che è finalmente elemento nel tutto di
terra sotto i nostri maledetti piedi illusi .
potente regina di malattia e attesa della finesul suo trono di legno debole e
incerto . è un trabiccolo di poesia crudele e incarnato . di attesa ed
evocazione di una fine già stata e che sarà comune e condivisa . quasi una
statua o un corpo imbalsamato – bianco colore del dolore e del male – che emana
quell’odore di ascensori o scalinate laterali poco illuminate dentro ospedali .
un’apparizione di dolore e memoria totali . preumana quasi . (mia memoria
impazzita – mia follia – mio desiderio di morire - )
ancora il rifiuto del cibo . il rito – magnifiche le mani di paola che
avvicinano il cibo e poi lo respingono . mani che respingono il richiamo
naturale che la vita ‘comanda’ a se stessa . eccoci tutti noi imperfetto
ingranaggio della macchina del creato .
ore 16.48
siamo forse oltre la parola sacro ? perché non mi riesce di pronunciare la
parola “sacro” ? forse che il sacro non ha coscienza di sé ? non è un ‘sentire
il sacro ? – è un’emozione collettiva che induce al silenzio – all’immobilità –
all’inutilità di ogni pensiero davanti al rito del varco morte/passaggio ?
ma l’analisi di tutti i segni presenti necessiterebbe di un tempo incalcolabile
che comunque condurrebbe altrove . io voglio stare qui . voglio stare a sentire
.
quello che costantemente evoca il mondo ‘reale’ dentro questo mondo ‘altrove’ e
che anche riconduce ognuno alla propria individualità è l’odore delle cotture
del cibo in scena . altra evocazione .
ore 16.57
rito (celebrazione – funerale – festa) . insisto sul sacro ? o sto in silenzio
adesso ? devo fare altre riprese . infilarmi nel mais . seguire questo desiderio
pazzo di perdermi nel mais .
ore 17.05
l’attività ridicola e miseranda di ammazzare mosche in casa – questo mi fa amare
e odiare al contempo quella che chiamano campagna (io la chiamerei semplicemente
terra curata o terra di cura o terra di semina – semplice pippa poetica – ma
bellissima che mi torna sempre necessaria in bocca – non ci sono spazi di
‘mezzo’ nel mio lessico – cosa cavolo ci posso fare ?) mi riconduce
continuamente alla ‘sporcizia’ della vita e al bisogno di cura che continuamente
essa domanda – senza chiederti niente in realtà
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pasqui è su un sentiero di annullamento.si sta spingendo oltre.sulle soglie
dell’umano.pericolo ?
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io non ho bisogno di ‘bucolico’ non ho bisogno della ‘rassicurazione del
naturale’ (non c’è niente appunto di ‘naturale’ nella natura) che sembra essere
il principale varco di “autenticità” che la gente va cercando ostinatamente
-sfuggendo nient’altro che a se stessa – continuamente solo a se stessa – alla
responsabilità umana immensa che esplode proprio davanti alla ‘natura’ – laddove
esiste e andrebbe accudito l’unico varco possibile di libertà e salvezza : il
rispetto e l’accettazione del proprio sentirsi ‘umano’ nel tutto .
ore 17.15
il mio sguardo davanti a questa magnificenza del creato è proprio quello stesso
di pasqui nella scena della sedia a rotelle . mentre viene nutrito da paola –
madre – memoria – terra : immobile – impedito – stordito – inerte – divorato .
paola nutre stefano (in questa autoprofezia di fine . seme di destino) . estate
– con uno yogurt – (lo stesso con cui io e mary ogni mattina nutriamo le nostre
figlie – lo stesso gesto – che in ognuna delle loro fibre sono vita che fa a se
stessa l’ennesima promessa di vita – (desiderio infinito di esistenza) .
ore 17.27
questo magnifico dolore della luce assiste il rito – soccorre ogni movimento .
si rintana in ogni ruga del viso – si distende sulle pareti di pelle dei
celebranti – nutre la follia dei colori che divorano le figure . (luce in lento
e continuo movimento – fa bassi e semplici e lentissimi i gesti) ----------]]
le bandiere rosse segnano il confine.fine.reale di un’appartenenza necessaria
(ideale) . la fine perfetta di un sogno–sopra il mais (che le insegue per
sovrastarle e inghiottirle) . testimoniano un’origine perduta (stanno appunto
per essere inghiottite dal mais) .
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perché le tombe non attraggono il mio sguardo ? la loro prospettiva lineare che
inganna lo sguardo costringendolo a un ritmo tronco ?
ore 17.45
l’attesa mi sta governando a colpi di sete . bevo solo acqua e mi tengo a
prudente distanza dal vino . questo sangue caldo .
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mi terrò lontano dai rumori della processione perché so già che mi disturberanno
tutti quegli sguardi di incomprensione – costretti a chiacchiericci di
circostanza – inutili – di forma – perché entrare in un semplice stato di
preghiera non ne siamo più capaci (dovrebbe essere facile come respirare e
invece .. ) riconoscere ciò che si muove lentamente e in silenzio non ci è più
concesso . fare silenzio nella mente e nel cuore non ne siamo più capaci –
metterci da parte – disinnescare il proprio ego – non lo sappiamo più fare –
quasi ormai non ne abbiamo più colpa .
dobbiamo pensarci prima – prepararci – esigere spiegazioni – ottenere la
certezza che saremo comandati . spiegati . la profonda antica memoria di anche
un solo segno di ‘sacro’ oramai l’abbiamo perdutae allora ci vuole qualcuno che
ce la rispieghi . che ci rieduchi . in qualche modo da qualche parte - nel tempo
e nel mondo .
60 persone che non capiranno immediatamente il segno ritmico iniziale di questa
che sarà una lunga preghiera di terra alla terra . questo mi farà subito
imbestialire . dovrò tenermi distante . nascondermi . così da non pensarci . e
perdermi .
ore 18.01
dov’è l’estate ? qui – l’estate è forse un luogo ? il luogo che stiamo
momentaneamente abitando adesso ? non è più un tempo ? si è incarnata ? non è
più un sentimento ?
::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::sentimento della
fine .
mi domando cosa sarà visivamente riproducibile di questo teatro . mi domando se
sto scrivendo perché so già che non troverò il varco .
4 luglio
ore 10.48
di questo niente nella testa . nella parte alta della testa – avvolto intorno
agli occhi – ho sentito il mio corpo sciogliersi ieri sera – grazie a ferro –
che danzava con saggezza – con l’intelligenza folle e anziana della leggerezza –
come per scacciare da sé tutta la fatica di questo tempo – costretto ad una
celebrazione di ‘morte’ – che varca quasi il limite dell’autoprofanazione –
penso a ferro in viaggio verso ancona . sta guidando – gli sto di fianco . dal
finestrino accanto a lui si intravvedono campi di grano a perdita d’occhio .
grano altissimo . sole in eclissi --- ‘io resisto a tutto – la mia vita può
cambiare da un momento all’altro – mi sono reso conto nella vita che posso fare
qualsiasi cosa – ricominciare da capo ogni volta’ silenzioso ‘lascio che sia il
tempo a sistemare le cose al loro giusto posto’ . la pazienza del tempo –
l’attesa – un’altra estate che non finiva – vissuta a precipizio . il mare
sempre alle spalle . ______
cos’è questa nostalgia ? ieri lo vedevo col suo viso (il suo viso è una pietra
piena di tempo – resterà lì nella mia memoria – per sempre) – spirito di terra
avvolto dal fumo delle salsicce . spirito di cura . genuflesso . corpo incerto
d’amore .
la sua mano silenziosa che stringe la spalla di stefano sulla sedia a rotelle –
rassicurandolo che no non sarà la fine . che non ci sarà una fine sola. che il
sole continuerà a guidarci . che il dolore è carne muta – che non urlerà . che
chi è andato non tornerà mai più ma va bene lo stesso . vivrà in noi - profondo
in ogni nostro segno . con quella sminuzzata dolcissima preghiera che appena
accenna con le labbra .. e in quelle labbra c’è all’improvviso tutto il mio
dolore . e piango dietro il mirino della telecamera . tremo per resistere . ma
non ce la faccio . quel semplice gesto che io mai ho ricevuto o non ho saputo
ricevere ancora . che tutto andrà bene amico mio . che ce la faremo . che il tuo
dolore è il mio . che ci resteremo accanto . soli di fronte al proprio singolo
destino – ma insieme nel sogno e nel desiderio di resistere e non smettere . non
smettere mai l’amore piccolo e sperduto dentro a questo tutto immenso ventre .
che ci divorerà . grande che lo porteranno i nostri figli . in ogni loro segno .
cosciente o incosciente . nella tentazione insopprimibile dell’orizzonte . della
fine .
consapevoli di una solitudine senza cura davanti al morire – solitudine che non
ha bisogno di riti o di celebrazioni – che accetta silenziosamente sé stessa .
la sua debolezza .e il sorriso di una luna piena sarà stasera alto sulla torre
di santarcangelo .
si disfa di sudore questa geometria di resistenza – si scioglie – poi lenta
ricompatta . torna serena e forte . io non lo so . faccio una doccia fra poco .
che anche la fatica è circolare . e io lo so che cos’è la fatica . la prima cosa
che ho imparato . le sue molte forme . la gioia umana che sa liberare .
il suo assedio circolare . accerchiamento .
intorno a noi intanto la terra tutta si prepara . impugna salda il suo asse .
procede . gira perfetta . tuona .
(ma il tempo di un respiro ? in quanto tempo la terra respira ? )
ore 11.28
di cosa si nutrono le mie mani ?
faccio e farò le riprese – cercando interstizi – angoli invisibili . o
d’invisibilità .
io invece vorrei non riprendere nulla . vorrei solo entrare anch’io in questo
respiro che si cerca intero . prenderne parte – perdermi in esso .
macerata
8 luglio
ore 11.15
scavo . dolore di stefano . dolore della luce . scavo senza sosta . per liberare
- per trovare o per scomparire .
liturgia dello scavo – (ho parlato male e poco ieri sera . cercando di spiegare
cosa sono e cosa conosco . vorrei non farlo mai più . vorrei d’ora in poi
parlare di cosa non sono e cosa non voglio e di cosa desidero . con più calma .
con maggiore lentezza) .
c’è un’aria di poesia fortissima qui . tana di poesia l’ha chiamata giancarlo .
giusto .
una tensione fortissima che non sfoga . non riesce a crescere e desidera farlo .
a un certo punto si involve – si ferma . torna ad ammalarsi di piccineria .
parte potente . grondante luce e dolore e desiderio – poi all’improvviso proprio
quando sta per esplodere si addobba . si plastifica – nega la sua freschezza .
certo tiene – ma è merito solo di un poco di esperienza fatta . maturità . – non
precipita ma neanche fiorisce . solo resiste .
(la leggo tutta nello sguardo di filippo davoli questa sofferenza . questo senso
di ‘tradimento’ . destino di tradimento . la sua lotta è chiara e umana .
filippo è frontale ed è poeta d’aria . che gode . malinconicamente gode . ogni
suo gesto spera aria e vita . è un osso duro quindi ce la farà . ma va aiutato)
.
(ho visto la solitudine intorno a lui e che lui consapevolmente abita . in
questo che pur sempre resta un quotidiano camminare su una corda sospesa
nell’abisso tutto intorno . quindi queste mani devono unirsi . lo faranno) .
l’uomo è tutto . l’opera è l’uomo .
(consorzio di persone intere) .
santarcangelo-lavacchio 8 luglio 2004
ore 23.16
dopo lo scavo .
questa immagine di pasqui che scava continuamente nella terra mi commuove . mi
rompe qualcosa dentro . c’è un’ostinata e addolorata innocenza . una fiducia
cieca e faticosa nel gesto lento – lentissimo e metodico – che mi appanna la
vista . come se combattesse il vuoto e cercasse nel ventre della terra un segno
di esistenza che spieghi la fatica – il dolore – la meraviglia del creato .
(come nel teatro di terra quando pasqui in ginocchio fa i fuochi d’artificio con
il popcorn . e lo stupore e la gioia intorno sono per un attimo davvero quelli
che abbiamo dimenticato - quelli della scoperta - dell’incoscienza – della
meraviglia . ed è un’immagine antica e presente . sta tutta dentro una memoria
mai vissuta forse – eppure presente – una nostalgia da imparare a nominare per
il resto della vita) .
eppure un segno di fine mi ha colpito dentro mentre riprendevo la scena della
sedia a rotelle . emblema non della malattia – ma di un male tutto umano – il
terrore della cura . di dover prendersi cura – il terrore del sacrificio – della
negazione di ogni possibile libertà che sta dentro la malattia .
non mi spiego – non riesco a spiegarmi – il perché di questa improvvisa gelida
distanza . come guardando qualcosa che non mi appartiene più o che mai è
appartenuto . incomprensibile la fretta di andare . la pelle delle gambe che
brucia e chiede aria . altro spazio e movimento . andare . tornare a casa in
fretta .
santarcangelo 11 luglio 2004
ore 17.02
nudità della terra – nudità della vita – nudità della morte .
vuoto .
mani chiedono continuamente di unirsi . si cercano . ma dentro la nebbia .
niente è chiaro . qualcosa dentro è abbastanza solido . ma niente davanti a noi
è chiaro . cosa accadrà ?
ore 17.23
sto scrivendo senza più la stessa energia dell’inizio . l’attesa dell’inizio
aveva generato un irrefrenabile desiderio di dire e di segnare ogni passaggio .
l’ho visto meditato e naturale in giancarlo . il modo in cui scrive – come tiene
la penna – dà l’idea di una fatica bestiale . come se incidesse ogni singola
lettera su un pezzo di carne . t’aspetti di veder uscire sangue dalla carta .
come fa tanta levità e chiarezza ad abitare quelle mani dure e oscure ?
ore 17.26
perché ci preoccupiamo di avere un confronto ? . perché lo cerchiamo quando
intorno a noi tutti difendono solo la propria posizione e guardano ottusi solo
appena oltre i propri confini visivi – per mantenersi sul ‘trend’ giusto – o per
marcare differenze (quelle insanabili – quelle che mettono contro ? ) . so bene
come funziona – sto invecchiando – sono già abbastanza smagato ed ho avuto anche
ottimi maestri – ma non riesco a rassegnarmi alla follia che chi faccia ‘arte’
non sia davvero ‘aperto’ e sinceramente ‘curioso’ e desideroso di imparare e
partecipare sempre - ‘ovunque’ sia possibile – dal basso o dall’alto (..)
.…infatti continunano a fare solo ‘arte’ (magari anche grande arte ..) ma
nessuno di costoro fa o farà ‘mondo’ . (l’uomo è tutto – l’opera è l’uomo) .
perché ci preoccupiamo di essere capiti ? capire è una questione faticosa –
lunga – presuppone una resa – un restituirsi all’altro in modo intero – compiuto
e aperto . difficilissimo quindi . ci vuole molto amore .
non si può esprimere a parole – il capire - forse . sono solo corde interne che
entrano in risonanza e improvvisamente muovono le macchine del ‘capire’ . il
pensiero finalmente esce da sé – vede fuori di sé e si lascia condurre .
ore 18.00
sulla puttanata ignorante sparata da fofi rispetto all’agriturismo e sulle
confusioni fatte tra bucolico (alcune davvero in malafede) e autobiografia o
autobiografismi lascio la palla a giancarlo . che lo so – lo vedo – pronto ed
esatto come suo solito . questione di pane . scandalo dell’autobiografia … cosa
non è autobiografico ? o cosa non è civile ? o cosa non è esperienza ? mah …
ripeto : ho pena per la malafede – per la stupidità – per la fretta – per la non
disponibilità all’ascolto in ‘arte’ come poi nella ‘vita’ . alcune sono
incomprensioni . altre sono spocchie cretine e mafiosine – più spesso direi .
è così forte la sensazione che la strada intrapresa è misteriosamente ‘giusta’ .
ore 19.22
anch’io dentro a riprendere e contemporaneamente scrivere . quasi piove . il
cielo pesa sopra le nostre teste . nasconde il suo torace luminescente .
costringe il sole a tagli imprevisti – luce più forte che ammala i colori . li
rende urlanti quasi . piove in diagonale .
la bocca di paola è un’enorme ferita . le sue mani lentissime domandano e
offrono cura continua . claudio non riesce a nascondere la sua paura ea
trattenere la paura che fa dietro lo sguardo chiuso ad ogni emozione . il suo
ballo sfrenato e quasi sguaiato delle volte è una caricatura dell’ostinazione
alla ‘felicità – modello’ . la ‘felicità – ovunque a ogni costo e per sempre’ .
claudio nel suo secondo blandire i ‘festanti’: è agghiacciante in questo vuoto .
‘l’iniziativa agricolo teatrale’ è un geniale colpo basso a quelli che a tutti i
costi non vogliono vedere davvero dentro questi segni semplici dello ‘scorrere’
del tutto . troppo semplici . quindi incomprensibili . troppi vicini – quindi
irraggiungibili .
se si ferma il vento sono cazzi .. comincerà a piovere di brutto . ma prego .
non so chi o cosa – ma so che sto pregando . io conosco quanta fatica (immensa –
fuori da ogni ragione e da ogni limite) questi miei compagni hanno fatto e fanno
per tenere teso e insieme questo esile e pazzo filo – per arrivare in fondo al
rito . auto-immolazione . l’arte è un desiderio di totalità ? prego i destini
tutti – quelli che sono stati e che saranno – le generazioni tutte di fermare la
pioggia . stasera – l’ultima sera a santarcangelo – un vecchio sogno finalmente
coronato .
chi o cosa non so mi ha ascoltato . forse il mare . la pioggia cala d’intensità
. il cielo si distende – si apposta pronto ad accogliere .
i miei molti silenziosi volti – riesco quasi a spargerli sulle pareti di tempo
che hanno scolpito questo mais-soglia . mais-confine . mais affamato che sorride
.
‘non vi affannate per il domani – basta a ogni giorno la sua pena’ . allora
tutte le parole non dette adesso abiteranno a lungo le pareti di ogni vena
dentro . troveranno desiderio e spazio altrove . lo so – è sempre così . basta
restare in ascolto . aspettare .
un tempo ferro era il portatore di cibo e di vino . pane e sangue (semplice e
geniale – chiaro – netto – scandolosamente diretto) . ora distribuisce ostie di
morte (ma è morte quello che vediamo nelle radiografie ? o è memoria di noi che
non siamo abituati a decifrare o ad ascoltare ?) . no . forse non sono segni di
morte . la memoria del corpo segue la sua tensione circolare al ciclo . debole
linea – perché io non ho coscienza del mio organismo . delle mie viscere . di
tutti i territori e di tutti gli equilibri interni del mio corpo . queste lastre
testimoniano una geografia di vita allora ? cos’è che tutti guardano dentro
queste lastre ? addirittura facendo segno con l’indice – prestando una strana
attenzione per certi particolari … strano . non mi si chiarisce ancora questo
pensiero . carne dentro .
certe persone sembrano istupidirsi e smielare in modo ferocemente osceno alla
semplice vista di un animale ‘vero’ . un’anatra ad esempio è oggetto e motivo di
sdolcinate carezze fra una coppia di ‘tristi’ innamorati che sembrano essere
usciti da una pubblicità della coop . completamente storditi dalla potenza
evocativa di questo ‘luogo’ e di questo ‘rito’ per difendersi guardano in basso
–cercano punti di appoggio per non scomparire . annientati dall’evocazione di un
dolore ..
lei è bella e regina e si scioglie in un pianto singhiozzato . lui è stupido
servo – mezzo uomo che non la tratta da essere umano facendole perno e
condividendo con lei questa dolorosa ‘chiarezza’ – infatti solo le massaggia
imbarazzato e preoccupato (di cosa cretino cane ? di cosa ? della ‘vastità’ che
all’improvviso per un attimo ha abitato e posseduto intero il suo corpo ? perché
non ne giosci ? perché non danzi con lei questa grandezza ? idiota!)la schiena
con un gesto rigido e distante .
perché diciamo o sentiamo di amare e non siamo mai capaci di leggerci nel fondo
degli occhi il terrore del male e del vuoto e non abbiamo mai il coraggio – la
sfida – la speranza da urlare gioiosafacendo la promessa umana grandissima di
scelta e condivisione totale . se due destini si legano .. lo resteranno sempre
. anche in una frattura e in una possibile distanza di domani . ma lo resteranno
e l’atto d’amore più grande per l’altro è la certezza che ‘ovunque tu sarai –
ovunque io sarò …..
perché prima di essere uomini o donne non si diventa esseri umani ?
paola celebra il rifiuto del cibo . nutrimento di pasqui sulla sedia a rotelle .
stasera la crepa ha taciuto . sono di nuovo vicino . sono di nuovo qui .
il rito si compie . più compatto stasera . più sicuri i ragazzi . qualcuno degli
spettatori ha pianto e si asciuga gli occhi con gesti frettolosi quasi furtivi .
molti nascondono l’inquietudine consumando in silenzio il pasto promesso . il
sacrificio incarnato . altri si avvicinano agli ‘attori contadini’ (quanto è
inutile e povero a volte l’uso delle parole ‘pagate per spiegare e collocare e
decidere a tutti i costi ciò che è incomprensibile – incollocabile –
immisurabile se non nel perdere sé stessi completamente) … si avvicinano ai miei
compagni con fare incerto quasi temendo di scuoterli da una trance . come se
prima fossero stati solo ‘apparizioni’ e non esseri in carne ed ossa . poi è un
tripudio di abbracci e pian piano di parole che si scambiano e tentano il
ritorno alla normalità (?)
tutto lentamente e dolcemente si compie .
più tardi io e giancarlo andremo via da qui . domani anche i nostri compagni
lasceranno questo luogo .
chi resterà a curare tutto questo ? l’estate. fine -cosa porteremo con noi ….
cosa diremo …
ho contemplato un destino possibile . la magnifica bellezza del creato . la
fragilità come unica vera e devastante ‘totalità’ dell’umano . la promessa di
infinito che la vita fa a sé stessa . ho lasciato che i miei compagni mi
facessero mondo dentro e intorno . ho pianto dietro la telecamera guardando lo
sguardo ‘vuoto’ del pasqui nella sua/mia auto-profezia di male e di dolore . ho
sentito sciogliersi i corpi di tutti in un riposo pieno di attesa di vita . ho
ammirato gregorio ballare davanti all’immensità armato solo di campari patatine
e flauto . ogni movimento della bocca di paola mi ha squarciato e ricucito
dentro . i suoi occhi davvero due laghi di luce profonda . e la cura in ogni
lentissimo e disperatamente composto gesto di ferro . ho vissuto questo rito
tutt’uno con la terra e il suo indifferente essere voltare e proseguire . la
piena vita dentro marta la chiara - con il pane nel ventre che chiama l’unione
fra le tante mani . con il suo sorriso offerto . arreso come la vita – a sé
stesso . torno a casa . da mia moglie e le mie figlie . con una più forte
alleanza dentro – da accudire - e con tutte queste creature da amare . crudele
magnifico compito per un semplice uomo . come me .
niente è ancora chiaro – anche ora come quindici anni fa – da solo – davanti al
mio mare tirreno - mi viene da dire :
tempo ho ancora per avere e perdere per sempre .
stefano massari