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Gli elementi del diluvio (G. Sissa)
Poi venne il diluvio dei corpi. Il seme dell’universo. La terra franava sotto i piedi, tutto si allagava dal basso. Solo il buio si fece terra del sogno. Ogni cosa fu la farfalla di un giorno. L’onda specchiava il tradimento e fece di ogni parola un gesto. Così piovve dal buio e marcirono foglie nelle stanze - ha finestre disabitate tutto quello che ci riguarda - . Poi venne l’alba senza pazienza. La luce senza ombre delle sale operatorie. E quell’uomo si edificò fra costola e costola case di dolore, giardini dello sgomento. La guerra (la paura) cadde dalla sua fronte come neve nera. E dal fango sbocciarono colombi - riemersero colombi dal buio della terra - . Non dal cielo ma dall’abisso, non dall’altissimo ma dal profondo desiderò l’immensa madre. Nel petto un rumore di tortore è quanto resta dell’antica bestia.
Io sono qui (S.Pasquini)
perché mi si è aperta una falla nel cuore
e viene fuori tutto
sento dolore dentro
e fuori piove
Ho fatto un sogno (da Gilgames e “Hard rain gonna fall” di B.Dylan. Montaggio S.Pasquini)
Ho fatto un sogno questa notte:
il cielo parlò, la terra rispose
e io mi trovavo fra loro.
C’era un giovane, la sua faccia era nel buio,
il suo aspetto era simile a quello dell’aquila,
aveva gli artigli di un’aquila,
le zampe di un leone
e nello sguardo il morso della volpe.
Mi prese per i capelli, mi fece violenza,
mi colpì e mi fece piegare,
mi calpestò come un toro selvaggio,
strinse con una presa di ferro tutto il mio corpo.
Io allora gridai: “Salvami amico”
Ma tu non mi hai salvato, tu avevi paura.
Ho fatto un sogno questa notte:
sono caduto sul fianco di dodici montagne nebbiose
ho camminato e strisciato per sei autostrade tortuose
ho marciato nel mezzo di sette foreste tristi
sono stato di fronte a una dozzina di oceani morti
sono stato per diecimila miglia nella bocca di un cimitero
ho visto un bimbo appena nato circondato da lupi selvaggi
ho visto un’autostrada di diamanti deserta
ho visto un ramo nero con del sangue che usciva
ho visto una stanza piena di uomini con martelli insanguinati
ho visto una scala bianca tutta coperta d’acqua
ho visto diecimila persone che parlavano e avevano le lingue rotte
ho visto pistole e spade in mano ai bambini.
Io allora gridai: “Salvami amico”
ma tu non mi hai salvato, tu avevi paura.
Ho fatto un sogno questa notte:
c’era un giovane, la sua faccia era nel buio,
il suo aspetto era simile a quello dell’aquila
e nello sguardo portava il morso della volpe.
Mi trasformò in una colomba,
ricoprì le mie braccia con piume di uccello,
mi prese e mi condusse nella casa buia,
nella casa in cui gli abitanti sono privati della luce,
dove il cibo è polvere, il pane è argilla.
Essi sono vestiti come uccelli, ricoperti di piume,
essi non vedono la luce, essi siedono nelle tenebre.
Io allora gridai: “Salvami amico”
ma tu non mi hai salvato, tu avevi paura.
Ho fatto un sogno questa notte:
ho sentito ruggire un tuono come un avvertimento
ho sentito il fragore di un’onda tale da sommergere il mondo
ho sentito cento suonatori di tamburo con le mani in fiamme
ho sentito diecimila sussurrare e nessuno ascoltare
ho sentito un uomo morire di fame
ho sentito molte persone ridere
ho sentito la canzone di un poeta che moriva sul marciapiede
ho sentito un clown che piangeva nel cortile dei secoli
ho incontrato un bambino dietro un pony morto
ho incontrato un uomo bianco che portava a spasso un cane nero
ho incontrato una giovane donna col corpo che bruciava
ho incontrato una giovane ragazza che mi ha dato un arcobaleno
ho incontrato un uomo ferito dall’amore
ho incontrato un altro uomo ferito dall’odio.
Io allora gridai: ”Salvami amico”
ma tu non mi hai salvato, tu avevi paura.
Ho fatto un sogno questa notte:
c’era un giovane, la sua faccia era nel buio,
negli occhi portava il morso della volpe,
mi prese e mi condusse nella casa buia,
dove il cibo è polvere, il pane è argilla.
Nella casa della polvere, dove io entrai,
sollevai il mio sguardo e vidi le corone ammucchiate,
osservai le corone di coloro che avevano governato la terra da tempi immemorabili.
Io allora gridai: “Salvami amico”
e tu mi hai risposto:
“Va via prima che la pioggia cominci a cadere
cammina nel profondo della più profonda foresta
dove la gente è tanta e ha le mani vuote
dove i proiettili di veleno inquinano le acque
dove la casa nella valle incontra la sudicia prigione
dove il volto del boia è sempre ben nascosto
dove la fame è brutta e le anime sono dimenticate
dove il nero è il colore e lo zero è il numero
e dillo e pensalo e pronuncialo e respiralo
e riflettilo su una montagna che tutte le anime possano vederlo
e poi stai sull’oceano finché comincerai ad affondare
ma impara bene la tua canzone prima di cominciare a cantare”.
Da dove viene l’acqua che beviamo? (S.Pasquini)
Cos’è la fibra ottica?
Come mi vesto?
Cosa so della mia vita?
Cosa mi interessa sapere della mia vita?
Mi so dare una risposta?
Mi voglio davvero dare una risposta?
rientro e chiudo la finestra (F. Pessoa)
mi portano il lume e mi augurano la buona notte
e la mia voce contenta augura la buona notte
possa la mia vita essere sempre questo
il giorno pieno di sole, o di pioggia
la sera tranquilla
la gente che passa davanti alla finestra
l’ultimo sguardo amico dato alla calma degli alberi
poi, chiusa la finestra, acceso il lume
senza leggere niente, senza pensare niente, senza neppure dormire
sentire la vita scorrere in me come un fiume nel suo letto
e là fuori un grande silenzio, come un dio che dorme
Cos’è la felicità? (S.Pasquini)
Dormire bene?
Fare soldi?
Cos’è la felicità?
Vivere bene?
Vivere in pace?
Cos’è la felicità?
Durare per sempre?
Non voglio morire (P. Berselli)
non voglio morire
perché non ce la faccio più?
perché non ce la faccio più?
non voglio morire prima di te
non voglio morire dopo di te
voglio morire con te
non voglio morire
non si può morire sotto un albero
bisogna curarsi
non si può non curarsi
sei un idiota se non ti curi
la vita media è lunga
tanto lunga
tanto quanto
ma io vorrei morire sotto un albero
l’avrei portato sotto un albero
a fare la conserva di pomodoro
ma lui voleva curarsi
lui non voleva morire
oggi non si può morire più di tanto
bisogna morire solo un po’
oggi bisogna curarsi
perché il corpo cambia?
noi lo vediamo cambiare
è una condanna
gli occhi non vedono
le arterie si chiudono
le gambe si ingrossano
i capelli cadono
le vene affiorano
i denti marciscono
la pelle ingiallisce
i seni avvizziscono
il sangue non scorre
le cellule impazziscono
ma possiamo curarci
dobbiamo curarci
sei un idiota se non ti curi
leggiamo le etichette per curarci
mangiamo per curarci
ma io vorrei mangiare per mangiare
vorrei essere come un animale
mangiare perché sento fame
perché sento che devo riempire la mia pancia
perché sento che ho bisogno di qualcosa
per sentirmi piena
e riposare
perché il mio corpo sta lavorando
come fanno i leoni
vorrei essere una leonessa
che mangia
mangia e riposa
mangia e allatta
mangia e gioca con i piccoli leoni
mangia e gioca con il suo leone preferito
ma posso fare qualcosa per sentirmi così
posso muovere il mio corpo
muovere forte
muovere in fretta
muovere senza pensare
per sentire un corpo vivo
per sentire un corpo vero
che butta fuori acqua
che si scalda
che si raffredda
che trema
che si abbandona
che si indurisce
per sentire un corpo molle
e dolce
per sentire un corpo
turgido e schietto
come se fossimo
tutti sotto il sole
o sotto la neve
come se fossimo
sotto il cielo
in mezzo all’aria
al vento
come se
senza tempo
senza ora
senza nulla
E Dio? Cos’è Dio? (S. Pasquini)
Nel buio del cielo notturno riflettere sull’esistenza mi fa paura?
Si può affermare di non credere?
Si può credere nel dubbio?
Cosa significa credere?
I kamikaze credono?
Lo fanno per soldi?
I ricchi fanno le cose per soldi?
E i poveri?
I ricchi credono?
I poveri credono?
C’è qualcuno che crede in qualcosa?
Cosa c’è nel tuo cuore? (P. Berselli)
perché sei così dura?
nel cuore ho un pezzo di latta
nelle arterie una guaina di plastica
nelle ossa un bullone di ferro
nelle labbra una massa di gelatina
nel fegato un altro fegato
nel rene un altro rene
di chi?
non lo so
e tu chi sei?
non lo so più
ma vivo
si fa tutto per vivere
qualcuno dirige la nostra vita
guida i nostri organi
organizza i nostri bisogni
alimenta le nostre automobili
costruisce i nostri computer
accende la nostra luce
riscalda la nostra casa
produce il nostro cibo
qualcuno chi? (come? e perché?)
non lo so
non so nulla
ma vivo
la mattina sono io che apro gli occhi
e vedo
il cielo, le nuvole, il sole
sento il caldo e il freddo
sento la vita
ma che vita senti?
non lo so
è la vita
è una vita
forse non è la mia vita
ma è vita
quando tira il vento
il mio cane alza il muso
e annusa forte
quando sono sulla collina
al tramonto
il mio cane guarda lontano
a lungo
poi respira forte
e si sdraia sul prato
quando vede
una vecchia volpe
in una bella giornata di sole
il mio cane scatta
la rincorre fino alla sua tana
corre
corre forte
forte
Oggi ho aperto gli occhi (M. Ferraresi)
al suono di una sveglia mossa da una batteria che mi ha dato l’ora precisa del risveglio.
Mi sono tolto il pigiama
sono andato in bagno
ho pisciato
ho tirato lo sciacquone
mi sono fatto la barba
mi sono lavato la faccia
i denti
ho fatto dell’orzo
ho preso dei biscotti
due arance, marmellata, pane.
Ho fatto colazione
mi sono vestito per uscire
ho indossato la giacca, preso la borsa, spento la luce
chiuso la porta alle mie spalle
ho camminato fino alla fermata del bus
ho aspettato guardando le vetrine di un negozio di dischi e di uno di fiori
sono salito sul bus
ho timbrato il biglietto e mi sono seduto.
La sveglia 15 €, la batteria 2 €, pigiama 20 €, lo sciacquone 1 getto 1 €, barba 1 €, lavaggio 0,50 €, orzo 1 €, biscotti 0,30 €, 2 arance 0,50 €, marmellata 0,10 €, pane 0,10 €, vestiti non so dire, luce 1 €, biglietto bus 1 €.
Ieri sera un uomo (F. Pessoa)
parlava sulla porta del bar.
Parlava anche con me.
Parlava della giustizia e della lotta perché ci sia giustizia
degli operai che soffrono,
del lavoro, di quelli che hanno fame,
dei ricchi.
E, guardandomi, vide i miei occhi pieni di lacrime,
e sorrise, credendo che io sentissi
l’odio che lui sentiva, e la compassione
che diceva di sentire.
Ma io lo ascoltavo appena.
Che me ne importa degli uomini?
Tutto il male del mondo viene dal fatto che ci preoccupiamo gli uni degli altri,
Quello che mi fece piangere
quando parlava l’amico degli uomini,
era il suono lontano delle campane
in quell’imbrunire.
Dio sia lodato perché non sono buono,
e ho l’egoismo naturale dei fiori
e dei fiumi che seguono il loro corso
preoccupati soltanto del fiorire e dello scorrere.
Questa è l’unica missione nel Mondo,
esistere chiaramente,
e saperlo fare senza pensarci.
E l’uomo ora taceva, guardando il tramonto.
Ma cos’ha a che fare col tramonto chi odia e ama?
Qualcuno si sveglia (S. Pasquini)
si veste
esce di casa
e va a farsi esplodere in un mercato
Perché?
parliamo della controrivoluzione (J. Beck)
perché noi vogliamo la rivoluzione
e la rivoluzione non avrà luogo
fino a che noi non avremo esorcizzato la violenza
perché la violenza è controrivoluzionaria
la violenza è il prodotto della nostra civiltà
e la violenza è il fondamento della nostra civiltà
ed è la nostra civiltà che la rivoluzione vuole distruggere
la rivoluzione è un processo di distruzione e creazione
la rivoluzione è distruzione creativa seguita da creazione pura
la rivoluzione non può usare le tecniche della vecchia civiltà
è per questo che la rivoluzione non può usare la violenza
perché noi non vogliamo più gli effetti della vecchia civiltà
la vecchia civiltà ha inventato la violenza per realizzare i suoi scopi violenti
e la rivoluzione non ha scopi violenti
ha scopi vitali senza violenza
l’antica civiltà è violenza di sistemi sociali violenza di denari
violenza di potere autoritario esercito polizia
violenza di rabbia violenza d’orgoglio
violenza di etiche egocentriche e morti stronze
noi non vogliamo la violenza noi vogliamo la vita
noi vogliamo essere liberi
essere liberi significa essere liberi dalla violenza
per questo un vero rivoluzionario è non violento
ecco perché troveremo altri modi
per cambiare il mondo
noi vogliamo essere liberi dallo stato assassino
noi vogliamo trasformare l’energia morte in energia vita
la violenza in creatività
ciascuno deve essere libero di mangiare
la rivoluzione vuole fermare tutte le guerre
tutto questo lottare
la rivoluzione vuole dare a ciascuno l’opportunità di librarsi
se non vedete che la vita è semplicemente sacra diffido della vostra concezione del mondo
fino a che voi penserete che è bene uccidere noi non ci libreremo
non possiamo nutrire i morti
non possiamo fermare la guerra con la guerra
noi vogliamo disfarci della coartazione
tutte le armi coartano
tutte le uccisioni sono controrivoluzionarie
antipoesia antivita antiamore e antimateria
i poveri ardono di bellezza perché non portano armi come la polizia
gli ignoranti e i reietti ardono di bellezza perché non sono avidi corrotti
vale a dire non pensano non possiedono non sanno come le classi corrotte dal potere
loro sono il popolo
la rivoluzione non corrompe il popolo
la rivoluzione non insegna i modi di uccidere come l’esercito
la rivoluzione insegna altre cose
è il 1968 io sono un realista magico
io vedo il negro costretto ad accettare la violenza
io vedo i pacifisti disperare e accettare la violenza
io vedo tutti tutti tutti corrotti dalle vibrazioni
vibrazioni della violenza di una civiltà che scuotono questo nostro unico mondo
io vedo le sofferenze dei negri del mio paese
e la sofferenza dell’intero terzo mondo
io ho visto la violenza del sistema
che produce sofferenze per i sottoprivilegiati
e noi dobbiamo distruggere questo sistema
il sistema non gli uomini
non potete cancellare il sistema copiandolo
non potete uccidere un assassino senza in qualche modo diventarlo
non potete fermare la violenza con la violenza
voi volete liberare il povero
voi volete voi avete bisogno di fare qualcosa
per fare qualcosa scegliete la violenza
perché i teneri di cuore pensano di fare qualcosa quando fanno qualcosa di violento
ci sono altri modi di fare cose per liberare i poveri
andiamo siamo intelligenti noi rivoluzionari
noi dobbiamo sapere questo
tutto il mio teatro le mie poesie tutti i miei esorcismi alla rivoluzione
sono un fallimento se non bruciano la violenza fino alla radice
e non scacciano con eserciti di amanti la violenza
la non violenza non è una tecnica non è un surrogato delle armi
la non violenza è qualcosa che quasi non abbiamo conosciuto
è in sé stessa una rivoluzione
noi non potremo conoscere la vera rivoluzione
fino a che non faremo i preparativi per la rivoluzione
e sentiremo le cose diversamente
noi non possiamo cambiare il mondo se non cambiamo noi stessi
noi non possiamo arrivare ad una società che si regga sull’amore se non amiamo
la violenza ha cancellato i sentimenti e l’amore
ecco perché a malapena abbiamo conosciuto quello che è l’amore fini ad oggi
ma noi lo sapremo
quando avremo cancellata la violenza
il denaro i militari l’ineguaglianza
la rivoluzione metterà il capitalismo
la rivoluzione metterà il militarismo
dentro il passato
questo è il modo
via dalle prigioni via dai ghetti via da una vita di lavoro per un salario
via dalla civiltà della morte morendo e uccidendo
via dalla vita di odio
dentro la vita finalmente
il cannone è la logica del cervello acquoso
la bomba è la giustizia dell’odio
la rivoluzione si basa sull’amore
la rivoluzione è girare il timone
essa dilata la vita
la ribellione è qualcosa di diverso dilata ma non abbastanza
la ribellione sceglie la violenza perché non vede davanti a sé
la cupidigia di violenza è l’eredità che ci ha lasciato la vecchia civiltà
la ribellione la accetta noi la rifiutiamo
la violenza o miei contemporanei è il vitello d’oro della rivoluzione
quello che noi vogliamo è energia non violenza
noi vogliamo trasformarli gli oppositori della rivoluzione
con i nostri corpi bianchi e neri
noi formeremo cellule
noi vinceremo la struttura
noi assalteremo la cultura
noi diffonderemo il verbo della nuova società
la libera nuova società
noi costruiremo una sottostruttura
di lavoratori e organizzatori
e un giorno
noi smetteremo di usare il danaro
noi faremo soltanto lavori utili
noi pianificheremo molto per tempo i modi per portare le mele in città
e voi andrete ai magazzini pubblici e prenderete quel che vi serve
non denaro non scambi non più
e se non vorrete lavorare nessuno vi obbligherà
e quelli che hanno a che fare
col denaro il governo la burocrazia
l’esercito e la produzione di inutili mercanzie di merda
saranno tutti liberi
e se ogni uomo lavorerà circa dieci ore la settimana
il mondo e la rivoluzione continueranno a girare
tutte le prigioni si apriranno
se non ci sarà nulla da rubare non ci sarà furto
non c’è nulla in questo mondo che io desideri di più del vostro amore
se ho qualcosa che voi desiderate prendetevela
noi non abbiamo bisogno di leggi
abbiamo bisogno di sentimenti
la violenza è priva di sentimento
il denaro è privo di sentimento
noi smetteremo di usare il denaro
e le banche dovranno cadere
e l’esercito cadrà se non c’è più il soldo
e i governi dovranno cadere
e i popoli insorgeranno
a noi non serve un governo
a noi serve una semplice amministrazione
lo scopo del governo è proteggere il denaro
la semplice amministrazione regge il timone per noi e tanto basta
noi ci amministriamo da noi
e non ci saranno affitti che pagheremo per nulla
e sarà il nostro mondo
nostro per fottercelo
e per farne quello che vogliamo
per farci all’amore
per mangiare e per fottere
vogliamo nutrire e fottere tutti quanti
ora lo strumento della rivoluzione non violenta è la distruzione del denaro
bruciamo il combustibile dei demoni
demoni di antiamore del capitalismo e dell’autoritarismo
se smettiamo di usare il denaro l’età della civiltà dell’angoscia perirà
è tutto così semplice
se abbandoneremo il denaro e la violenza
noi rovesceremo la coscienza
se noi abbandoniamo il denaro e la violenza cambia tutto quanto
la rivoluzione contro la violenza
è la rivoluzione
che libera tutti quanti
la rivoluzione contro la violenza in tutte le sue forme
è la rivoluzione
che tutti gli uomini vogliono e desiderano
o morremo troppo presto
non potete avere una società comunitaria che contenga violenza
la violenza divide è anticomunitaria
non potete avere libertà individuale con la violenza attorno a voi
la violenza tiranneggia tutti quanti
la ribellione violenta contro la violenza non elimina la violenza
hanno detto che lo fa per diecimila anni
è una bugia
noi la rigettiamo
e quando ci verranno contro
noi vogliamo fulminarli con la santità
noi vogliamo farli levitare di gioia
vogliamo aprirli con vasi d’amore
noi vogliamo vestire gli infelici di lini e luce
noi vogliamo mettere musica e verità nella nostra biancheria
noi vogliamo far ardere il paese e le sue città di creazione
noi lo renderemo irresistibile anche ai razzisti
noi vogliamo portare fertilità ai campi di ghiaccio
noi vogliamo cambiare il carattere demoniaco dei nostri oppositori in gloria produttiva
noi vogliamo nel cambiare il mondo cambiare noi stessi
noi vogliamo disfarci della nostra corruzione
e attraverso il processo della rivoluzione
trovare l’essere non il morire
e fino a che non faremo questo
la rivoluzione non avrà luogo
E noi (Rilke)
spettatori sempre
in ogni dove
sempre rivolti a tutto
e mai all’aperto
lo ordiniamo e frana
lo riordiniamo e franiamo anche noi
ma chi ci ha fatti così?
come fossimo sempre nell’atto di partire?
che sull’ultimo colle ci giriamo
per una volta ancora
a guardare la valle
ci fermiamo
indugiamo
perché viviamo per dir sempre addio?
Poi si addormenta e io lo corico. (F. Pessoa)
Lo porto in braccio dentro casa
e lo corico spogliandolo lentamente,
come seguendo un rituale molto pulito
e tutto materno, finché non è nudo.
Egli dorme nell’anima mia
e a volte si sveglia di notte
e gioca coi miei sogni.
E batte le mani da solo
sorridendo al mio sonno.
Bambino, quando io morirò,
che possa essere io il bambino, il più piccolo.
Prendimi tu in braccio
e portami dentro la tua casa.
Spoglia il mio essere stanco e umano
e coricami nel tuo letto.
E raccontami storie, caso mai mi svegliassi,
per farmi riaddormentare.
E dammi i tuoi sogni perché io ci giochi
finché non spunti un qualche giorno
che tu sai quale sia.
Perdute nel calendario (T. Kantor)
ci sono state nella mia vita molte
di queste notti sante.
Una ne ho serbata
che incessante nutre la voce.
Inverno.
Neve fin dove arriva lo sguardo.
Un cielo nero scintillante di stelle.
Sotto quel cielo
stavamo in piedi io e mia sorella.
Tenendoci per mano.
La testa verso l’alto.
Avevamo solo pochi anni.
A casa la famiglia alla mensa della vigilia.
L’abete. Il vecchio prete.
Siamo corsi fuori di casa nella notte.
C’eravamo noi due soli.
Aspettando qualcosa.
Chissà.
Poi siamo corsi giù verso la stalla
per sentire come gli animali
parlano la lingua degli uomini.
Di colpo sono arrivate le slitte.
Il cocchiere con una torcia.
Siamo saliti in quelle slitte
e raggomitolati aspettavamo.
I bambini aspettano sempre qualcosa d’importante.
Durante una notte simile può succedere di tutto.
E’ stato in una notte come quella che cominciò il mio teatro.
La povertà la felicità e i pianti e l’amore.
Lentamente si compiva il miracolo.
L’arte.
I bambini aspettano sempre.
Per tutta la vita ho aspettato
qualcosa che credevo
sarebbe avvenuta.
Buio. (G. Sissa)
Buio fin dove arriva lo sguardo.
E colombi addormentati.
Chiusi nel sonno come uova.
Come crisalidi.
Come pietre deposte nel sogno.
Nel buio del sogno.
Nel buio dove le cose perdono colore e diventano vere senza motivo.
Nel buio dove la parola è il seme di un’altra grammatica.
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